Simon Kimbangu, il profeta nero

La Chiesa kimbanghista, con i suoi 17 milioni di fedeli, è uno dei più importanti movimenti religiosi dell’Africa. Il suo fondatore era un guaritore-veggente congolese che proclamò, Bibbia alla mano, la liberazione dei neri. Quella profezia ha lasciato il segno…

– Sei tu il mvuluzi, il salvatore?
– No, il salvatore è Gesù Cristo. Io ho ricevuto da lui la missione di proclamare la notizia della salvezza eterna alla mia gente.
– Hai risuscitato dei morti?
– Sì.
– Come hai fatto?
– Grazie alla forza divina che Gesù mi ha dato.

Chi pone le domande è un giudice bianco del tribunale del Consiglio di guerra di Thysville (oggi Mbanza-Ngungu, nel Basso-Congo). L’accusato, è un ex catechista della missione battista, Simon Kimbangu, che da sei mesi si è messo a guarire malati, risuscitare morti e a predicare la conversione. Era il 3 ottobre 1921.

Kimbangu viene processato dai coloni belgi per essersi «innalzato a redentore e salvatore della razza nera» ed avere dichiarato che «il bianco diverrà nero e il nero, bianco». Verrà ritenuto colpevole dopo un processo-farsa e condannato all’ergastolo.

Dal giorno della sentenza, di Kimbangu praticamente non si saprà più nulla. Rimarrà rinchiuso in un carcere presso Lubumbashi (allora Elisabethville), a 1500 chilometri in linea d’aria da casa, fino alla sua morte, avvenuta il 12 ottobre 1951. Nemmeno Nelson Mandela è rimasto così a lungo dietro le sbarre.

Tra storia e mito

Il funerale si svolse sotto sorveglianza della polizia. Perché ci potevano essere delle reazioni: in trent’anni di silenzio il nome di Kimbangu non era stato affatto dimenticato, il kimbanghismo era anzi dilagato, nonostante la dura repressione delle autorità, da un punto all’altro del paese, fino dentro alla confinante Angola e all’Africa Equatoriale Francese (l’odierno Congo Brazzaville).

A tutt’oggi, la “Chiesa di Gesù Cristo sulla terra attraverso il suo inviato speciale Simon Kimbangu” (in sigla, Ejcsk) rappresenta il risultato di maggiore risonanza, durata e ampiezza nel pirotecnico mondo delle chiese africane “indipendenti”. C’è chi stima a 17 milioni i kimbanghisti nel mondo: un movimento religioso di proporzioni impressionati. Ma chi è stato realmente il profeta a cui si ispirano tutti questi fedeli ?

Simon Kimbangu (“Colui che rivela il senso nascosto delle cose”) nasce a N’Kamba, circa 200 chilometri a sud-ovest di Léopoldville, oggi Kinshasa, il 12 settembre 1887. Al piccolo Kimbangu vengono attribuiti episodi da Vangeli apocrifi. Come quella volta che prese una penna di gallina e, lanciata in aria, questa si trasformò in uccello e volò via. O canonici: «Prima che tu fossi, io ero», disse una volta a suo padre. Altri fatti sono meglio documentabili, per esempio i primi contatti con la missione battista.

Quando, il 6 aprile di quello storico 1921, “costrettovi” da una duplice apparizione di Gesù, Kimbangu realizza la prima delle sue guarigioni e resurrezioni, l’entusiasmo popolare che si scatena non è la normale eccitazione che accompagna i passi di un taumaturgo.

Terra di profeti

Il popolo bakongo, di cui Kimbangu faceva parte, era depositario di una memoria storica che attendeva solo di essere ravvivata. Kimpa Vita, o Donna Beatrice, è solo la più celebre delle figure che avevano dato origine a movimenti messianici di rinnovamento religioso, e al contempo di riscossa anticoloniale. Accusata di eresia dai cappuccini, la “reincarnazione di sant’Antonio” – così si presentava la ventiduenne profetessa – fu condannata al rogo nel 1706. Ma esistevano anche una “sant’Anna”, una “sant’Orsola”, una “santa Lucia”… Non è dunque così bizzarro che Kimbangu sia poi stato visto come lo Spirito Santo in terra, e che nei suoi tre figli venga riconosciuta la Trinità.

Più vicino nel tempo – pochi anni prima della nascita di Kimbangu – si era diffuso, nel nord dell’Angola, il movimento Kiyoka, specializzato nella distruzione dei feticci, pratica che anche il Venerabile adotta. Il suo ministero innescherà a sua volta nuovi “messianismi neri”: quello di André Matsua a Brazzaville, di Simon Toko in Angola, di Simon Mpadi e dello ngunzismo nel Congo Belga. Gli ngunzisti erano profeti riconoscibili dalla pratica della trance, che rappresentò un’imputazione ricorrente anche nella persecuzione antikimbanghista.

La sfida al potere coloniale

Si capisce che non erano tanto i “tremori” delle possessioni ad inquietare le autorità. Era semplicemente intollerabile che nuovi leader spostassero folle intere, e che la liberazione dalle malattie, dal male morale e dal Maligno evocasse anche altre liberazioni… Il Colono non aveva tutti i torti. L’ispirazione di Kimbangu, un vero anche se inconsapevole gandhiano, era senz’altro di tipo religioso. «L’insegnamento di Cristo condanna la violenza», dichiarò.

Ma la sua scoperta di un “Cristo Nero” non poteva lasciare le cose come stavano. Metteva in moto una contagiosa presa di coscienza dell’identità: bakongo in primo luogo e, contestualmente, neroafricana. Lo testimoniano anche molti canti (che sono una delle “fonti” più autorevoli della teologia kimbanghista): «Razza nera, razza promessa / Gerusalemme, bella città che ti è stata data / A Lui è piaciuto che gli altri gioissero per primi / Perché tu, Africa, abbia i tre quarti».

La persecuzione

Di qui alla rivendicazione nazionalista, il passo è breve. Tanto più breve quanto la reazione del potere appare scomposta. Su sollecitazione di diversi ambienti coloniali, non ultimi i commercianti e le missioni cattoliche, il 6 giugno di quel 1921 uno squadrone piomba sulla città di N’Kamba – formicolante, come accadeva da due mesi, di migliaia di persone – per acciuffare il pericolo numero uno. Il profeta riesce a mettersi in salvo, ma viene subito sferrata l’offensiva, con metodi degni di Leopoldo II, contro chiunque si dichiari kimbanghista.

La persecuzione renderà martiri, in varie forme, 37.000 famiglie, ossia circa 150.000 persone. Per questo il tempio che ora sorge a N’Kamba fu progettato per accogliervi 37.000 fedeli. Qui, nella Nuova Gerusalemme, dove si circola scalzi perché è terra sacra, i pellegrini non hanno mai cessato di accorrere. L’organizzazione per l’ospitalità, lungo il viaggio e al santuario, è rigorosa.

Un occhio di riguardo è per bambini, anziani, malati, in armonia con lo spirito caritativo-sociale che ha fatto sorgere, là dove le parrocchie kimbanghiste sono presenti, scuole, ospedali, centri agricoli, mutue locali…

Il suo testamento

Il 10 settembre a Mbanza-Nsanda, dopo tre mesi di clandestinità, durante il culto del sabato Simon Kimbangu pronuncia le parole che verranno ricordate come la sua profezia. «Fratelli, lo Spirito mi ha rivelato che è giunta l’ora di consegnarmi alle autorità. (…) Queste imporranno alla mia persona fisica un lungo silenzio, ma non arriveranno a distruggere la mia opera perché essa viene dal nostro Dio, il Padre. La mia persona fisica sarà sottoposta all’umiliazione e alla sofferenza, ma la mia persona spirituale sarà impegnata nella lotta contro le ingiustizie disseminate dai popoli del Mondo delle Tenebre che sono venuti a colonizzarci. Perché io sono stato inviato per liberare i popoli del Congo e la Razza nera mondiale (…) Ci saranno ancora guerre nel mondo. Ma il Congo sarà libero, e anche l’Africa».

Il discorso di Kimbangu prosegue, vi tratta anche di un suo misterioso ritorno e, con linguaggio apocalittico, di «guerra spirituale».

Ne citiamo ancora un brano che pare una cronaca anticipata: «I decenni che seguiranno alla liberazione dell’Africa saranno terribili e atroci. Tutti i primi governanti dell’Africa libera lavoreranno a vantaggio dei bianchi. Regnerà un grande disordine spirituale e materiale. I governanti trascineranno, su consiglio dei bianchi, le loro popolazioni in guerre sanguinose. Crescerà la miseria. Molti giovani lasceranno l’Africa nella speranza di trovare il benessere nei paesi dei bianchi. Parleranno le loro lingue. Molti saranno sedotti dalla loro vita materiale. Diverranno così preda dei bianchi. (…) Di tutte le razze della terra, nessuna è stata maltrattata e umiliata come la razza nera». Due giorni dopo, si lascia arrestare. Senza opporre resistenza. Ha inizio la passione (e la leggenda) di Simon Kimbangu.


Dopo la morte del profeta

Dal giorno della condanna di Kimbangu (ottobre 1921) è la moglie, Mamma Marie Muilu Kiawanga, a raccoglierne l’eredità spirituale. Sarà lei l'”anima del movimento”, l'”eroina della fede”, fino alla sua morte nel 1959. Il carattere famigliare del carisma si accentua con il passaggio del testimone ai tre figl). Sorprende la scelta fatta dai kimbanghisti – nati profetici e avvezzi alla persecuzione – di non “disturbare”, a partire dall’indipendenza nazionale (1960), il potente di turno, anche quando si chiamava Mobutu.

Nel 1969 la Chiesa kimbanghista è stata accolta come membro, primo caso tra i movimenti religiosi africani, dal Consiglio ecumenico delle chiese (Wcc). Anche i cattolici le hanno via via manifestato un rispetto crescente.

Negli ultimi anni però i rapporti ecumenici si sono raffreddati per motivi teologici. Prima è stato il Wcc a sospendere la partecipazione della Chiesa kimbanghista, poi, nel 2004, la Conferenza episcopale congolese ha dichiarato di non potere più riconoscerne il battesimo, non essendo più «amministrato in nome della Santa Trinità».

Il dibattito teologico ferve anche all’interno del movimento kimbanghista.


 

Essere kimbanghisti

Principi fondamentali (formulati da Simon Kimbangu nel 1921)

  • Fedeltà alla Bibbia, e particolarmente all’insegnamento di Gesù Cristo.
  • Fede nella Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo.
  • Creazione dell’universo, e di quanto esso contiene, da parte di Dio.
  • Precedenza e superiorità dello spirituale sul materiale.
  • Fedeltà al Simbolo niceno (il Credo).
  • Dedizione all’unità dei cristiani e alla pace mondiale.
  • Fede nell’esistenza del Regno celeste e dell’inferno.
  • Fede nel ritorno di Cristo e nel giudizio finale dell’umanità.
  • Fedeltà ai sei comandamenti (trasmessi a Mosè da Dio).
  • Parità fra uomini e donne nel ministero e nella società.
  • Condanna del razzismo in tutto il mondo.
  • Perdonare il prossimo.

Proibizioni

  • Non praticare poligamia o bigamia.
  • Non ballare, fumare, drogarsi.
  • Non bere bevande alcoliche.
  • Non consumare carne di maiale.
  • Non lavarsi né dormire nudi.
  • Non prendere talismani e altre magie.
  • Non praticare stregoneria e divinazione.
  • Non consultare feticisti, indovini o astrologi.
  • Non aderire alla massoneria, alla Rosa Croce o a qualsiasi altra organizzazione occulta o spirituale.
  • Non portare il lutto (eccetto quello decretato dai poteri pubblici).
  • Astenersi da ogni attività lucrativa la domenica.
  • Astenersi dal ricorso alla violenza per risolvere i litigi.

Precetti

  • Pregare ogni giorno
  • Coabitare solo dopo il matrimonio religioso.
  • Frequentare regolarmente il culto.
  • A piedi scalzi in ogni luogo di culto o sacro.
  • Donne e ragazze devono tenere i capelli nascosti in ogni luogo di culto o sacro.
  • Donne e ragazze devono vestirsi con decenza, evitando di mostrare il loro corpo.
  • Leggere regolarmente la Bibbia e prendere parte agli studi biblici.

Sacramenti

  • Battesimo.
  • Eucaristia (tre volte l’anno: 6 aprile, 25 maggio, 12 ottobre).
  • Benedizione delle nozze eterosessuali e monogamiche.
  • Ordinazione.
  • Confessione.
pubblicato su Africa maggio-giugno 2005
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2 pensieri su “Simon Kimbangu, il profeta nero

  1. Simon Kimbangu non ha mai detto ch'era servitore di Gesù: ciò ch'egli fece dimostra chiaramente ch'era più grande di Gesù, il quale era un profeta minore. Quando i colonizzatori si accorsero che il suo potere era troppo grande sul popolo, presero i suoi figli e li corrossero con une educazione cristiana e i soldi in modo che oggi stanno parlando di Gesù.
    Lo stesso Kimpa Vita non parlò di Sant'antonuio ma del Re antonio, (convertitosi al cristianesimo per la volontà del padre) il quale aveva combattuto i portoghesi anni prima. La prova era che Kimpa Vita diceva che “Sant'Antonio” era più grande di Gesù e di Maria. Di fronte alla morte Gesù tremò al punto di invocare Elia e Abramo i suoi antenati, ma Kimpa Vita restò impassibile.
    Tutte queste cose verranno presto alla luce,la chiesa cristiana, il mostro di cui parlano tutte le lettere del mondo sta per cadere e con essa i drogati e coloro che diffondono nel mondo pratiche innaturali.

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