Un’Africa di fiaba

Ospite d’onore all’importante appuntamento di Sàrmede dedicato all’illustrazione per l’infanzia è questa volta l’Africa. L’oralità trionfa fra tempere e acquerelli.

Sàrmede viene da Sarmati: un «gruppo di tribù iraniche provenienti dall’Asia centrale», così ci informa un dizionario. Ma a Sàrmede, un tranquillo paese del Trevigiano, è arrivata l’Africa, questa volta. Nessuna nuova invasione barbarica, naturalmente, se non quella di uomini, donne e bambini, e ancor più di animali, volati su tele e cartoncini dal continente nero alla sala esposizioni del municipio più allegro d’Italia. Dove c’erano già, ad aspettarli, altri personaggi, affrescati sulle pareti della sala consiliare come sulla porta dell’anagrafe, oppure in cartapesta (mitica la giraffa!) nella tromba delle scale. È la “Mostra internazionale di illustrazione per l’infanzia”, un appuntamento che da 24 anni lascia a bocca aperta bambini, genitori e insegnanti. Che si replica poi in altre città italiane e d’Europa, ma che ha qui la sua magica culla. Magica perché non solo la sede comunale, ma anche ristoranti e private abitazioni e chiese sono “illustrati” con affreschi e decorazioni della mano soprattutto di Stepan Zavrel, un artista ceco che qui ha vissuto gli ultimi suoi trent’anni. L’ultima mostra (conclusasi il 17 dicembre) aveva due ospiti d’onore: un artista, lo slovacco Dusan Kallay, e un tema, Le voci dei tamtam, storie dall’Africa. Con lo stesso titolo è stato pubblicato anche un bel catalogo, da Franco Panini Ragazzi. Una trentina gli autori in questa sezione, ciascuno con varie opere, oltre ai corsisti della scuola estiva d’illustrazione (perché a Sàrmede la mostra è solo il clou: poi ci sono laboratori per grandi e piccini, teatro, e chi più ne ha più ne metta: www.sarmedemostra.it).

Africani, pochini

Una festa per gli occhi e per il cuore. Ma con un neo: gli illustratori davvero africani scarseggiano. Ci sono tre sudafricani, per l’esattezza (e bianchi): Piet Grobler, Joan Rankin, Fiona Moodie. Il direttore della mostra Leo Pizzol ci assicura che le ricerche sono state fatte, in verità, ma ci si è scontrati sia con problemi organizzativi sia con una generale povertà di illustratori. Questi non saranno legioni (il fumetto fa certo più adepti), ma il continente non ne è poi così sprovvisto. Ricordiamo che la Fiera del libro per l’infanzia di Bologna ne ospitò 34, nel 1999, tra i quali possiamo citare Aly Zoromé (Mali), che ha pubblicato anche per un’editrice di Bamako dedita quasi esclusivamente ai ragazzi. Meshack Asare, Ghana, nel 1982 ricevette il nipponico Premio Noma per Kwajo and the Brassman’s Secret; pubblicato allora in bianco e nero per ragioni economiche, il libro è potuto poi uscire a colori. E il catalogo di Bologna, dal titolo Amabhuku, riportava una lunga lista di illustratori subsahariani nonché di editori africani specializzati per l’infanzia. La materia prima delle illustrazioni di Sàrmede è comunque ben africana: le storie, quell’oralità che non è assenza di scrittura – come spiega l’antropologo Marco Aime in un testo a supporto dell’esposizione – ma che è teatralità. Di più: socialità. Come si dice a Timbuctu: «La chiacchierata è preziosa, perché nell’aldilà non esiste».

 pubblicato su Africa gennaio-febbraio 2007

 

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