Poligamia, una provocazione

Siete contro la legalizzazione del «matrimonio multiplo»? E se fosse solo una delle tante forme possibili di “unione di individui”?…

La rivendicazione di “nuovi diritti” (nel cui merito non entriamo, anche perché non se ne può fare un sol mucchio: le nozze gay non sono la stessa cosa se contemplano o meno la possibilità di adozione, i Pacs non sono l’eutanasia né la fecondazione assistita, e così via) è sempre all’ordine del giorno. Si basa sul principio: io-non-ti-obbligo-a-fare-come-me-ma-tu-non-mi-obbligare-a-fare-come-vuoi-tu. Insomma, se vuoi essere osservante di una religione o di un’etica severa, fai pure; ma se io mi metto d’accordo con altri per comportarmi sulla base di altri principi, e godendo anch’io di diritti riconosciuti, che male ti fo?

Ma poi qualcuno parla di legalizzare la poligamia, ed è tutto uno stracciarsi di vesti. La Padania, naturalmente, che la sbatte in prima pagina – taglio alto, sei colonne – per difendere la “civiltà occidentale” (in nome della quale poi esulta per la forca a Saddam). E Dacia Maraini, per esempio, che fa notare che «da noi» siamo pervenuti da un bel pezzo alla separazione tra Chiesa e stato: dunque ciò che una religione (l’islam) prevede, o permette, non per questo può diventare legge dello stato. Il Paese delle donne concede (ma pare più che altro un esercizio retorico) che al limite se ne può discutere; ma se solo ci fosse reciprocità, non fino a quando «la poligamia è riservata agli uomini».

Il tema, non nuovo, questa volta appare più preoccupante per il personaggio che lo rilancia. Non un barbuto venuto dal Medio Oriente. Ma una donna. Italiana. E musulmana. Con studi avanzati in teologia (cattolica). E responsabile di un “dipartimento Pari opportunità” (dell’Ucoii, noto organismo dell’islam italiano).

Lei si chiama Patrizia Dal Monte. In Storia di una veneta musulmana (Edizioni Al Hikma, 2005) racconta con semplicità la sua vita, dalla nativa Bassano del Grappa a Reggio Emilia dove ha incontrato il marito, con cui vive in una casa allietata da tre figli. Una biografia simile a quella di molti, cattolici e inquieti, nati nella seconda metà degli anni Cinquanta. Taizé e la contestazione, la voglia di libertà e il bisogno di regole, l’attenzione ai poveri e Spello, la ricerca contraddittoria di Dio e la preghiera, le disillusioni e l’amore…

Quando quest’ultimo arriva, sotto le sembianze di un serio giovane del Marocco, Patrizia si accorge di essere «musulmana da sempre». Anche se non nasconde che la sua conversione è strettamente collegata all’innamoramento e, precisa, «non ho mai desiderato vivere nel mondo arabo, non provo nessuna simpatia istintiva per esso».

Incongruenze

Su Islam-online.it la stessa Patrizia – ora anche Khadija – fa un’analisi piuttosto articolata del significato della poligamia per il Profeta, nel Corano e nella sua vita personale. Non se ne ricava l’idea di una scelta di comodo. Anzi. Vengono evidenziate le condizioni socio-economiche di quel lontano momento storico, che suggeriscono a Muhammad una risposta che assicuri una certa tutela alla donna.

Non ci sembra però che la «veneta musulmana» tragga le adeguate conseguenze per l’attuale contesto italiano. Come le fa focosamente notare un’altra Dacia, l’italo-somala Valent, portavoce di tutt’altra Lega, quella della Islamic Anti-Defamation: «Se tu mi parli della poliginia in Italia, dove esistono assegni familiari, assistenza sociale, reversibilità della pensione, assicurazioni, beh cara, io ti mando bellamente a quel paese. Perché non è necessaria, e può, anzi, deve diventare un pio ricordo».

Ma il paradosso è che, mentre per Khadija la poligamia, se adottata, deve «essere chiara, consapevole e accettata, da ogni parte in causa», i difensori della “libertà di scelta” a tutto campo nella nostra società avanzata la escludono senza appello. Casomai paventando che poi seguiranno «il taglio della mano del ladro, la lapidazione dell’adultera, l’infibulazione delle bambine», eccetera eccetera (Maraini). Con la differenza – dobbiamo però osservare – che queste ultime sono norme che ledono irreversibilmente una delle parti in causa, mentre la poligamia quale la descrive la Dal Monte deriverebbe da un “patto” tra adulti consenzienti. Come tanti altri patti, già in vigore o auspicati nella nostra società.

(Nessuno, spero, avrà inteso che difendo la poligamia. Semplicemente, come può essere coerentemente proibita in una società dove si reclamano diritti di quarta se non di quinta generazione?).

pubblicato su Raggio (ora Combonifem) febbraio 2007
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