«Sono senegalese ma non suono il djembé»

Wasis Diop, il “Morricone d’Africa”, è il più celebre compositore africano di musiche da film. Incontrarlo, nel quadro del Festival del Cinema Africano di Milano, è stato uno dei momenti più raffinati della ricca manifestazione milanese.

Wasis Diop, il Morricone del cinema africano. Anzi: Morricone è il Wasis Diop del cinema europeo – avrebbe detto Ali Farka Touré, il musicista per il quale era l’Africa a influenzare la musica mondiale, e non viceversa (Africa, 2/2007).

Ma da parte sua Wasis non ha esitazioni a riconoscere nel compositore romano un maestro assoluto. Di più: per lui Ennio Morricone «è la culla» della musica da film. «È lui che le ha conferito dignità: da sottofondo di riempimento è diventata una creazione in sé. Pensiamo alla famosa aria dell’armonica… Io credo che chiunque scriva colonne sonore tenti, prima o poi, di imitarlo. Anche gli africani».

L’osservazione ci richiama un suggestivo cortometraggio presentato al Festival, dove, in una sorta di rarefatto western “magico” ambientato in un brullo Lesotho, dai colori saturi a dominante verdastra, una concertina occupa un ruolo centrale: alla stregua dell’armonica di C’era una volta il West. (Il film è Sekhalli Le Meokgo e il regista è il sudafricano Teboho Mahlatsi).

Wasis Diop era presente a questa XVII edizione del Festival del Cinema Africano in veste di membro della giuria ufficiale. Tra le pellicole in programma, due avevano la parte musicale firmata da lui: Daratt e Africa Paradis.

Giamaica, Giappone, Madagascar

Wasis, 55 anni, era già un musicista completo quando cominciò a comporre per il cinema. Una carriera lunga e cosmopolita. «Noi africani siamo sempre stati dei grandi viaggiatori», dice, quasi facendo rientrare nella “normalità africana” la sua personale vicenda.

Data della fine degli anni Settanta il suo fondamentale soggiorno giamaicano, arricchito dall’amicizia con Lee “Scratch” Perry e con Cedella, la mamma di Bob Marley. Un’altra importante tappa nella vita di Wasis, questa volta orientale, è il sodalizio con il sassofonista Yasuaki Shimizu (vedasi l’album No Sant). In Giappone rimane due anni. Quindi scopre il Madagascar, perfetta sintesi afroasiatica e luogo di una tradizione musicale tra le più ricche e, fino a poco fa, meno conosciute. Con la cantante franco-malgascia Marie-France Anglade Wasis vive una nuova stagione, che sfocia nel cd Mfa Kera. Senza contare le collaborazioni con artisti del calibro di David Byrne (ad esempio per una traccia del film di André Téchiné Alice e Martin) o con la tunisina Amina Annabi.

Banalità bandita

Ne ha fatta, di strada, Wasis: da quando, adolescente, si innamorò della chitarra e decise di lasciare il Senegal per dare sfogo alla sua passione. Non essendo di una famiglia di griot, infatti, la tradizione wolof (lebu, per l’esattezza), gli impediva di cantare e suonare in pubblico. A Parigi si unì a un gruppo afrojazz, il West African Cosmos, precursore della world music. Wasis rifugge la facilità. «All’epoca – spiega – si pensava alla musica africana solo come a musica per ballare. A me non interessava, io volevo fare qualcosa che tirasse fuori dall’intimo le emozioni». O, in altre parole: «Io sono senegalese ma non suono il djembé».

Quando la world music irromperà, altre saranno le voci e i volti africani a conquistare il pubblico internazionale. L’eclettico Wasis unisce a un’alta professionalità il gusto per la qualità e per la ricerca, ma per un tipo discreto come lui questo non paga, nello show business internazionale.

Il cinema, in ogni caso, lo attendeva al varco. Con i suoi quasi due metri di altezza aveva già recitato in qualche cortometraggio degli anni Settanta (come Badou Boy di Djibril Diop Mambety); più tardi, anche in una produzione francese (Fleurs de sang di Myriam Mézières e Alain Tanner, 2002). Ma è il suo fratello maggiore – uno dei registi più creativi del cinema africano, scomparso nel 1998 – a offrirgli l’occasione d’oro, in termini musicali.

Il mitico fratello

«Djibril cominciò a fare cinema da giovane», ricorda Wasis, che mostra per lui una vera venerazione. «Io andavo ancora a scuola, e a volte lui mi costringeva a bigiare per andare a recitare in qualche sua pellicola. L’influenza del cinema è poi rimasta nella mia musica, le mie canzoni hanno sempre un respiro cinematografico. Quando Djibril si mise a preparare Hyènes, una delle sue opere più importanti, selezionata per il concorso ufficiale a Cannes nel 1992 – e che voleva ben curare in tutti i dettagli (costumi e scenografia li aveva affidati alla stilista Oumou Sy) –, mi domandò di scrivergli la musica. E non volle iniziare le riprese prima che questa fosse pronta. Nel caso di Hyènes, è la musica che ha dato ritmo e vita al film». Da allora Wasis ha firmato una quindicina di soundtrack, fra cui l’incantevole La piccola venditrice di sole, il canto del cigno del fratello.

Quale rapporto Wasis stabilisce con i registi che si rivolgono a lui? «All’inizio, è sempre difficile. Il regista ha in testa la sua musica e vuole che il compositore gliela realizzi. È come tra gli animali: una madre non permette a nessuno di avvicinarsi al suo cucciolo; così fa ogni regista con il suo film. Ne è geloso». Anche tra Morricone e Sergio Leone c’erano silenzi e litigi. «Non mi rimane allora che fare delle proposte concrete. Ogni film genera la sua musica specifica. Tutte le musiche che ho fatto sono in stretta relazione con il film. Io faccio solo in modo che il film si impadronisca di me».


 

i dischi…

Hyènes (Phonogram 1993)
No Sant (Mercury 1995)
Toxu (Polygram 1999)
Everything is never quite enough (Mercury 2003)


 

…le colonne sonore…

Hyènes di Djibril Diop Mambety (1992)
Samba Traoré di Idrissa Ouédraogo (1992)
Yalla Yaana di Moussa Sène Absa (1994)
Silmandé – Tourbillon di S. Pierre Yaméogo (1998)
Tgv di Moussa Touré (1999)
La piccola venditrice di sole di Djibril Diop Mambety (1992)
Ndeysaan di Mansour Sora Wade (2001)
Un amour d’enfant di Ben Diogaye Beye (2004)
Le sifflet di As Thiam (2004)
Delwende di S. Pierre Yaméogo (2005)
Africa Paradis di Sylvestre Amoussou (2006)
Daratt di Mahamat Saleh Haroun (2006)


…e l’opera

Wasis Diop è coautore del libretto e direttore musicale di un’opera africana: Bintou Were, un opéra du Sahel ha debuttato in febbraio a Bamako (Mali). La tournée continua allo Holland Festival (7-9 giugno) e poi a Parigi (25-29 ottobre); diventerà anche un cd e un dvd. www.sahelopera.com

coautore: Claudio Agostoni - pubblicato su Africa maggio-giugno 2007

 

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