«Vi racconto l’orrore della guerra»

Tre libri tradotti nel giro di due anni hanno fatto conoscere anche in Italia un autore che è già un classico.

– Perché i bambini muoiono?
– A te, che storie raccontavano da bambino?
– Lei da piccolo ha avuto dei problemi? (Risata generale).
– Sa… la sua favola mi ha commosso!
«Grazie, piccola Giulia», risponde lo scrittore africano, stordito dall’entusiasmo dei bambini che non gli hanno risparmiato domande e commenti. Apposta per quel severo pubblico aveva scritto, su proposta degli organizzatori dell’ultimo Festivaletteratura di Mantova, La stella del pastorello, sequel “multietnico” della Piccola fiammiferaia.

«Non avevo mai scritto per i bambini», confessa Emmanuel Dongala all’uscita del Palazzo del Mago. «Non so se continuerò a farlo, ma questa è stata un’esperienza molto bella. Mi hanno fatto delle domande difficili!», commenta con una sonora risata. «Eravamo tutti marxisti-leninisti, allora!», ricorda con un sorriso di distacco Emmanuel Boundzéki Dongala.

Nato nel 1941 nella Repubblica Centrafricana, ma congolese per parte di padre, Emmanuel cresce a Brazzaville vibrando per l’Africa che lotta per l’indipendenza. Nel 1973 pubblica Un fusil dans la main, un poème dans la poche (Un fucile in mano, una poesia in tasca) che, se esalta l’emancipazione africana (all’epoca ancora da attuarsi nelle colonie portoghesi e nell’Africa australe “bianca”), avverte però come le migliori utopie si possano infangare nella libidine del potere: «Il nemico del Nero non è sempre stato il Nero stesso, dal tempo della schiavitù fino ad oggi?». Il romanzo è stato riedito nel 2003.

Dongala ben ricorda quell’incontro, un giorno qualunque degli anni Novanta, con un ex guerrigliero di qualche movimento di liberazione. «Noi lo leggevamo tutti nel maquis!…», gli disse riconoscente. «Ma lei… dove ha combattuto?». «Io non sapevo nemmeno come si maneggiasse un’arma!», commenta oggi lo scrittore con una delle sue risate.

Johnny Mad Dog (Epoché 2006) torna sull’argomento della guerra, della violenza, del potere. Assortito di tribalismo, stupri, stupidità. Questa volta siamo nell’attualità. Johnny è un miliziano sedicenne. Laokolé, sua coetanea, è una ragazza piena di senno e responsabilità. Il libro procede raccontando, visti dall’una e dall’altro, i medesimi episodi. Fino al sorprendente faccia a faccia finale. Quasi una sceneggiatura. Ne è stato tratto un film, infatti, prodotto da Mathieu Kassovitz, già in avanzata fase di lavorazione.

A quali fonti l’autore ha avuto accesso per dipingere un quadro così palpitante di eventi, personaggi, psicologie? «Le mie fonti – ci risponde Dongala – sono molto immediate. Durante la guerra civile in Congo, io ero là. Ho visto i morti, ho visto soldati uccidere, torturare, violentare… Per me non sono cose teoriche, ho davvero vissuto quegli avvenimenti. Non ho avuto bisogno di fare delle ricerche». Fu proprio quella guerra a costringere Dongala all’esilio negli Stati Uniti, dove vive dal 1997.

«Purché con modestia»

L’altro titolo in italiano, Jazz e vino di palma (Edizioni Lavoro 2005), è una raccolta di storie, tra cui l’emozionante A Love Supreme dedicata a John Coltrane e diventata uno spettacolo teatrale replicato con successo in Francia nei mesi scorsi. La donna e il colonnello, portata in scena a Genova nel 2005, è invece nata direttamente per il teatro. È insomma un momento di grazia per Emmanuel Dongala, che non è comunque un letterato a tempo pieno: «Io scrivo poco. Ho una laurea in chimica ed è questa che mi fa vivere. Credevo di più nel potere della letteratura quand’ero giovane. Eravamo senza modestia, allora, erano altri tempi… Ma la letteratura continua ad avere comunque – purché con modestia! – una missione di cambiamento».


E i libri dove sono?

L’evento organizzato dal Premio Grinzane Cavour – quasi simultaneo al conferimento del Premio Nonino a Sembène Ousmane, scrittore ancor prima che regista – è un’ulteriore conferma della visibilità che la letteratura africana sta acquisendo, dopo lunghi anni di deserto, anche nel «bel paese là dove ’l sì sona». Oramai non si programma manifestazione letteraria di qualche rilievo, dal Festivaletteratura di Mantova alla Fiera del Libro di Torino, senza mettere nella lista degli ospiti scrittori e scrittrici d’Africa.

Ma quanto sono effettivamente conosciuti i loro libri in Italia? L’unico sicuro punto di partenza a nostra disposizione è la “Bibliografia cronologica della letteratura africana edita in Italia dal 1913” a cura di Giovanni Nucci, per l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente, dal titolo Scritti d’Africa (2001). Includendo poesia (soprattutto di Senghor, in varie edizioni) e teatro (pochissimo), fino al 2000 erano repertoriati circa 360 titoli. Dei quali, si badi, un centinaio sino alla fine degli anni Ottanta. Ciò significa che un moto di accelerazione è avvenuto in concomitanza con l’inizio della grande ondata immigratoria e a ruota dell’esplosione della world music con il suo indotto di attenzione all’“etnico” e ad espressioni culturali “periferiche”.

Dall’inizio del secolo, una piccola valanga di nuovi titoli è arrivata in libreria. Rischiando di far torto a qualcuno, citiamo alcuni dei “nuovi classici” che hanno visto loro opere edite a raffica: Ahmadou Kourouma, Nuruddin Farah, Véronique Tadjo, Yvonne Vera, Zakes Mda, Mia Couto, Yasmina Khadra. I grandi editori, tradizionalmente molto cauti (a parte Giunti), ultimamente si lanciano di più. Ma sono i piccoli quelli che si assumono i rischi (nei casi più fortunati – come Gli onori perduti di Calixthe Beyala, passato da Epoché a Feltrinelli – cedono poi i diritti a un editore di grido). Edizioni Lavoro, Ilisso, Edizioni e/o, Emi, Gorée, Epoché (l’unica a essere nata per l’Africa), La Nuova Frontiera, Morellini, L’Harmattan Italia sono le case editrici da tenere maggiormente d’occhio, oltre a Jouvence per il mondo arabo.

Piccolo è bello. Ma è anche più difficile da promuovere, da vendere, da far notare. E, per i piccoli come per i grandi, c’è quasi sempre la dipendenza psicologica dall’editoria di Gran Bretagna, Francia o Portogallo. Si traduce ciò che di africano è pubblicato nelle ex madrepatrie. Testi spesso concepiti già in chiave internazionale. Chi si azzarda ad andare a scovare – ci vogliono competenze letterarie e linguistiche, ci vuole tempo, ci voglion soldi – le eventuali perle preziose uscite da una stamperia di Luanda, Libreville o Dar es Salaam?

pubblicato su Africa maggio-giugno 2007
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...