Se il garantismo fa autogol

Stefano Allievi

Una recente legge che mortifica il diritto di cronaca giudiziaria, e una inattesa sentenza che ha condannato uno studioso di islam, destano preoccupazioni sulla libertà di informazione e di opinione. In Italia, non in Swaziland.

Che il re dello Swaziland sia nella banda dei 33 «predatori della libertà di stampa» nel mondo, come li chiama Reporter senza frontiere, passi. Ma che l’Italia sia al 40° posto nella classifica per paesi della libertà d’informazione, più in basso, cioè, di Ecuador, Benin, Uruguay, Namibia, El Salvador o Bulgaria, molti di noi stentano ancora a crederlo. Non si può forse dire, scrivere e mostrare quel che si vuole, in Italia, e persino troppo?

A metà aprile è arrivata una legge che proibisce la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche. Era ora, avranno pensato in tanti. Ma è giustificata la soddisfazione? Abusi a parte — che sono sempre da prevenire e da punire, e che erano sanzionati anche prima —, la legge Mastella sembra piuttosto indurre all’autocensura. Con questa normativa, ha spiegato il segretario dell’Ordine nazionale dei giornalisti, «le intercettazioni delle telefonate dell’allora governatore della Banca d’Italia, Fazio, che provocarono un terremoto e le sue dimissioni, i giornalisti non le avrebbero potute raccontare. È utile una legge così? Stupisce che in Parlamento non si siano levate proteste, o almeno perplessità, di fronte a un restringimento del diritto di cronaca».

Ma stupisce anche il silenzio quasi unanime in cui la grande stampa ha lasciato cadere il verdetto che a febbraio ha colpito l’autore non di un articolo, una foto o un filmato, ma di un libro!

Sarà anche vero che le sentenze non vanno giudicate, soprattutto da chi è incompetente di giustizia né ha conoscenza di tutti gli elementi del caso, ma in certi casi non si può evitare qualche considerazione. «Diffamazione aggravata a mezzo stampa» è il reato che è costato a Stefano Allievi, sociologo, 3.000 euro di ammenda e sei mesi di carcere (che comunque non dovrà effettivamente scontare, essendo incensurato). Una condanna di insolita durezza, per un reato di opinione. Il giudice ha dato così ragione al querelante, Adel Smith, un discusso esponente musulmano che ha avuto i suoi momenti di celebrità. Che anche a lui sono già costati una condanna: 6.000 euro per aver chiamato la Chiesa, in un programma televisivo, «un’associazione a delinquere», e pronunciato altre simili finezze.

«La morale è triste»

Ciò che è paradossale nel processo Allievi è la condanna di un professore, docente all’Università di Padova, con dei trascorsi tutt’altro che anti-islamici. È autore, tra l’altro, di due libri di replica agli interventi di Oriana Fallaci (Ragioni senza forza, forza senza ragioni, Emi, e Niente di personale, signora Fallaci, Aliberti) — della quale prese però le difese quando venne processata in Francia. E se una critica gli viene mossa, è quella di essere troppo ottimista, troppo accondiscendente con i musulmani in Italia, o d’Italia. Obiezione cui egli risponde dichiarando che non fa sconti a nessuno: una cosa sono i diritti, a prescindere dalla nazionalità e dalla religione, un’altra sono i reati, a prescindere dalla nazionalità e dalla religione. Chi li commette, venga perseguito.

Ora, Allievi è accusato di aver messo in fila, nero su bianco, in un capitolo di Islam italiano (Einaudi), le prodezze di Smith e la sua «insolenza». Con linguaggio vivace, certo. Ma forse a Smith non era tanto questo ciò che dava fastidio — lui stesso non è il tipo da andare per il sottile, con le parole — quanto il suo vedersi delegittimato come rappresentante dell’islam italiano proprio da un autorevole amico dell’islam. La solidarietà al professore infatti non è mancata, da parte di associazioni e personalità musulmane.

A ben vedere, la requisitoria del professore, nel libro, ha per bersaglio, più che il polemista islamico, i padroni del vapore mediatico. A partire dal salotto di Bruno Vespa, uno dei grandi sponsor di Adel Smith. «La morale è triste: sono i media, specie questa triste trash tv disposta a tutto pur di guadagnarsi una piccola fetta di audience, ad aver inventato Adel Smith».

Stefano Allievi ha presentato appello. Staremo a vedere come andrà a finire. Per il momento va male, e non solo per lui. «Forse quanto sta succedendo a me — teme l’islamologo — spaventerà tanti altri autori ed editori, e questa sarà una grave sconfitta».

pubblicato su Raggio (ora Combonifem) giugno 2007
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