Ultimo tango a Lusaka

Perché l’ex arcivescovo Milingo non ha ancora rimesso piede in Africa? E che cosa succederà, una volta che lo farà? Nascerà attorno a lui una nuova Chiesa? Aspettando di vedere, facciamo il punto sul personaggio. Abile o ingenuo?

Chi non ha riso durante quei due irriverenti minuti in cui Gino il Pollo – il personaggio dei cartoni esploso su internet con Tu vuo’ fa’ ‘o talebano – è testimone stralunato del matrimonio di Milingo & Maria (nonché vittima, in San Pietro, di un nosferatesco penitenziere)?

Emmanuel Milingo si pentì in fretta, allora, correndo da Papa Wojtyla (e lasciando l’allibita consorte a digiunare sul bordo di piazza San Pietro). Per riapparire un anno più tardi, dopo un congruo tempo di riparazione. Sempre sotto custodia di alcuni Focolarini (membri di un noto movimento di spiritualità), il monsignore-ma-non-troppo si stabilisce nei dintorni di Roma, a Zagarolo – una località fino a quel momento nota ai più solo per la parodia di Franco Franchi a Ultimo tango a Parigi. Ma un bel giorno del 2006 sparisce. «Sono scappato», dirà. Ed eccolo, di nuovo, e fragorosamente, negli Stati Uniti. Questa volta in veste di paladino di Married Priest Now!, un’associazione che difende il diritto dei sacerdoti a metter su famiglia. Il guaio è che ordina quattro vescovi, naturalmente ammogliati. È il 24 settembre e la scomunica adesso non gliela leva nessuno.

Anzi no, secondo lui. A fine marzo, da Brasilia dove si è recato per benedire l’unione di un ex prete con una catechista, Milingo chiarisce che «Milingo non è scomunicato. Questa parola, la scomunica, non ci deve essere più. Non esiste». A dire il vero, avendo ordinato dei vescovi si tratta ormai, tecnicamente, di scisma. Ma no, insiste il prelato: «La parola scisma non esiste». Nemmeno quella. Il punto è che «non bisogna mantenere il celibato. Ci sono 100mila sacerdoti sposati, che sono diventati vagabondi. Io non ho fatto niente contro un qualsiasi dogma della Chiesa. Solo non accetto il celibato, che ha distrutto persone umane. Il celibato non è elemento costitutivo del sacerdozio».

Vescovo o esorcista?

Ma da ben prima del 2001 Milingo faceva discutere. Già vescovo scopre, durante un corso del Rinnovamento nello Spirito, il dono delle guarigioni. Si rivela esorcista e taumaturgo efficace, e così entusiasta da trascurare – gli rimprovera il suo clero – i suoi doveri di pastore di una diocesi. In seno all’episcopato si sente sempre più isolato. «Non ho mai avuto una parola di incoraggiamento – scriverà un giorno – dalla Conferenza episcopale, ma solo una costante opposizione». Né capirà mai dove fosse il problema. Gesù non era pastore e anche guaritore? Perché esigere proprio da lui di scegliere tra esorcismi e pastorale?

Alla gente comune, l’arcivescovo andava benissimo così com’era. All’ultima sessione di guarigioni che tenne a Lusaka, nel 1979, c’erano, fuori della cattedrale per motivi di spazio, quattromila astanti. La sua fama aveva ben presto varcato le frontiere e aveva già cominciato a recarsi negli Usa, su invito delle comunità carismatiche. Finché, nel 1982, Milingo fu chiamato a Roma. Qui, tenuto in isolamento nella curia dei padri passionisti, fu interrogato da medici e prelati, e sollecitato a rassegnare le dimissioni. Cosa che si rifiutò di fare prima di parlare con il Papa. Dopo oltre un anno di anticamera, la sospirata udienza lo rincuorò: certo, ormai non sarebbe più stato l’ordinario di Lusaka ma, gli assicurò Giovanni Paolo II, «noi salvaguarderemo il tuo apostolato delle guarigioni». Da quel giorno, confidò un Milingo dal fisico ancora smilzo, «una volta di più divenni libero cittadino nella Chiesa». E tornò subito ad essere un gettonatissimo guaritore, in Italia e nel mondo.

Quale inculturazione?

Emmanuel Mutti Milingo, che ha un curriculum ricco anche di corsi e di pratica di comunicazione sociale, ha sempre amato attingere a piene mani ai simboli della tradizione africana. «Tutti sanno – protestava nel 1983 un lettore del National Mirror, il quindicinale cattolico di Lusaka – che l’arcivescovo ha usato scacciamosche e tamburi, e talvolta ha indossato copricapi di pelle d’animale. Queste cose, per chi è nato nella cultura occidentale, sono simboli di stregoneria. Ma i tamburi sono usati con scopi diversi, uno di questi è il divertimento. Il tamburo non può quindi essere uno strumento di stregoneria. La Chiesa cattolica non dovrebbe indulgere a denigrare la cultura africana tramite “insegnamenti teologici, test psicologici e investigazioni” di uno dei suoi vescovi leali. È un peccato per la Chiesa. La Chiesa cattolica non deve dimenticare che i popoli del mondo hanno culture diverse e Cristo non ha condannato queste culture».

In effetti anche quei missionari, e ce n’erano, che credevano nell’urgenza dell’inculturazione, ovvero di una Chiesa “africana” in tutte le sue manifestazioni, erano perplessi. Da un lato trovavano che il suo carisma per le guarigioni fosse un bell’esempio di inculturazione. E tanto meglio se era assortito di gesti e simboli eloquenti per gli africani. Dall’altro lato, l’inculturazione messa in opera dal vescovo rivelava due grossi limiti: era tutta incentrata sul protagonismo dell’arcivescovo stesso, che però non si curava di promuovere anche altri cammini di inculturazione nella diocesi; ed era tutta concentrata sulla problematica malattia/demonio, ignorando le cause economiche, sociali, politiche… dei mali di una società.

Soprattutto, mancava una guida alla diocesi. Renato Kizito Sesana, un comboniano che iniziò la sua esperienza missionaria accolto – a braccia aperte – da Milingo, ricorda che negli ambienti ecclesiali zambiani circolava un’ipotesi: la nomina di un vescovo ausiliare. Questi avrebbe preso il timone della pastorale, e l’arcivescovo titolare avrebbe potuto continuare a dedicarsi al suo ministero delle guarigioni.

Io faccio la cosa giusta

Così non fu. Chissà se sarebbe stata la soluzione. Ma intanto la stampa internazionale aveva avuto modo di costruire, in quel 1983, una sorta di martire: l’africano enfant prodige che viene sacrificato affinché né lui né la sua cultura osino alzare il capo. «Il sospetto che abbiano voluto colpirlo per indebolire la spinta della Chiesa africana è lecito», si leggeva sull’Europeo. Una vignetta di Le Monde mostrava una piramide umana di prelati innalzarsi per tagliare le ali d’angelo all’arcivescovo nero.

Le incomprensioni in patria e l’esilio romano restarono ferite mai rimarginate; ma le sue tournée taumaturgiche confermavano in lui l’incrollabile certezza di essere «in missione per conto di Dio», come direbbero i Blues Brothers.

Padre Kizito sottolinea, della personalità di Milingo, l’«ingenuità». Essa sconfina, da una parte, in un esagerato convincimento di fare “la cosa giusta” («Mi impediscono di fare la volontà del Signore!»), e, dall’altra, in una accentuata influenzabilità da parte dei numerosi «adulatori». Il che gli faceva trovare ancor più incomprensibile e persecutorio, ad esempio, l’atteggiamento dei vescovi che osteggiavano le sue liturgie miracolose. Persino il cardinale di Milano, Carlo Maria Martini, oltre a Camillo Ruini per Roma, nel 1996 gli chiede di non presiedere manifestazioni pubbliche nella sua diocesi.

Plagiato, no

Attualmente – ma forse mentre leggete le cose non stanno già più così – Milingo è in Corea del Sud, per approfondirvi la teologia moonista. In precedenza, a dicembre, si era lungamente concesso, in collegamento dagli Usa e con sfingea moglie al fianco, allo schermo di Matrix, interrogato da Enrico Mentana. A fine marzo ha poi fatto un blitz in Brasile. La domanda è: quando tornerà in Africa? (Una sua visita in Zambia era già annunciata a gennaio, poi rinviata). E che cosa succederà, allora? Fonderà la temuta Chiesa alternativa? Il continente è terreno fertile per i nuovi fenomeni religiosi (Africa, 3/2007). Il suo, se nascerà, sarà uno tsunami o si confonderà tra le innumerevoli “congregazioni”?

Un giornalista che giocò un ruolo di mediazione, nella bollente estate del 2001, tra Moon e Vaticano, non crede nell’ingenuità dell’arcivescovo, né nella sua asserita mancanza di ambizione di dare vita a una nuova Chiesa. In due «quadernetti verdi» di Milingo, che Franco Bucarelli dice di aver avuto modo di leggere nel 2001, si parla di un «piano». Esso, riferisce Korazym.org, «partiva dalla constatazione che in Africa, l’unica potenza spirituale organizzata è la Chiesa cattolica. La soluzione era, dunque, quella di arrivare nel continente con un uomo di Chiesa sposato, che desse adito ad altri preti a fare altrettanto per diffondere il credo di Moon, accanto ad una capillare penetrazione industriale ed economica».

Il Cesnur, il Centro per gli studi sulle nuove religioni di Massimo Introvigne, esclude categoricamente l’ipotesi che il monsignore sia vittima di un plagio – ipotesi persin banale, quando si parla di “sette”, e mai dimostrata – ma è poco convinto che Moon abbia qualche interesse a impiantarsi in Africa tramite una scheggia impazzita della Chiesa cattolica. Un percorso troppo complicato. E controproducente.

Sarebbe Milingo, allora, a usare Moon – che gli finanzia Married Priests Now! – più di quanto quest’ultimo non si serva di Milingo? Si tenga presente, tra l’altro, che non fu Moon a scegliere (come voleva la prassi) Maria Sung come sposa dell’arcivescovo, ma che fu Milingo a pretendere lei, una donna che non aveva neppure il profilo moonista ideale avendo già contratto un matrimonio, nel 1995 a Napoli, con un adepto della Chiesa dell’Unificazione. Il fatto è che Milingo amava lei, l’agopunturista di cui da tempo era un paziente. «L’elemento “umano troppo umano” della vicenda – commenta Cesnur.org – evidentemente delude i molti cattolici che in buona fede avevano posto le loro speranze nel ministero di monsignor Milingo, ma non può né deve essere sottovalutato».

Di certo c’è solo la sorpresa

I vescovi zambiani hanno preventivamente diffuso una nota per dissuadere i fedeli dal partecipare a incontri con Milingo, quando verrà nel Paese. L’impressione è che il suo arrivo porterà inevitabile scompiglio ma non provocherà, a lungo termine, un’emorragia nelle comunità cattoliche. Il continuo rinvio del ritorno significa che l’arcivescovo si sta accuratamente preparando un trionfo – la moglie in questi anni è diventata una habitué dell’aeroporto di Lusaka – oppure è spia della sua incertezza? (Alla famosa ordinazione dei vescovi neri, a Washington, tutto sommato c’erano quattro gatti).

Padre Sesana, che continua a frequentare lo Zambia, ci riporta il sentire locale: «L’aspettativa qui è molto montata dai media, ma non pare che siano molti quelli interessati a seguirlo nel caso volesse fondare una sua Chiesa».

Ma nessun giornalista o sociologo, con questo “stregone” avvezzo ai colpi di scena, rischierebbe mai la faccia azzardando un vero pronostico.


Milingo Experience

Lot Milingo, che si cambiò poi il nome in Emmanuel, nacque il 13 giugno 1930 a Mnukwa, diocesi di Chipata, nell’est dello Zambia. Entra in seminario e segue la formazione, sotto la guida dei Padri Bianchi, fino all’ordinazione sacerdotale nel 1958. All’età di 39 anni sarà arcivescovo di Lusaka, la capitale dello Zambia. È il più giovane vescovo africano. Intanto ha già fondato una Ong, la Zambia Helpers Society (Zhs), per sostenere diverse opere sociali; nel 2000 fonderà, in Italia, Pamo, una onlus partner di Zhs.

Da vescovo, fonda tre istituti religiosi: due femminili, le Figlie del Redentore e le Figlie di Gesù Buon Pastore (queste ultime con una comunità a Zagarolo), e uno maschile, i Fratelli di San Giovanni Battista.

Nel 1982 viene chiamato a Roma per chiarimenti circa la sua idoneità alla conduzione della diocesi, da cui è invitato a dimettersi. Nominato Delegato del Pontificio Consiglio dei Migranti e degli Itineranti, da Roma esce con frequenza per sessioni di esorcismi e guarigioni, ministero al quale si era dedicato in Africa. Ne viene rimosso nel 1999, dopo che la sua presenza era stata segnalata a un matrimonio collettivo della Chiesa dell’Unificazione del reverendo Sun Myun Moon, in Corea del Sud. E il 7 maggio 2001 si sposa con la coreana Maria Sung a New York, nel corso di un rito presieduto da Moon. Dopo tre mesi si ravvede e in Argentina fa un ritiro spirituale lungo un anno. Ritorna in Italia, a Zagarolo, e riprende il suo ministero. È quasi guardato a vista, ma ogni tanto fa perdere le sue tracce. Nel 2006 riappare negli Stati Uniti come fondatore di un’associazione contro il celibato obbligatorio del clero, e il 24 settembre ordina vescovi quattro preti sposati. È scisma. Ed è scomunica latae sententiae (automatica).


Scrivere

Milingo è autore, e argomento, di numerosi libri. Ecco alcuni titoli.
di Milingo:
Il pesce ripescato dal fango (a cura di Michele Zanzucchi), San Paolo 2002
Una risposta al male, Di Renzo Editore 2000
Guaritore d’anime (con Renzo Allegri), Mondadori 1999
Il mondo tra terra e cielo (a cura di Mona MacMillan), Lyra Libri 1997
Contro Satana, Insieme con Gesù 1993
La pazienza dell’Africa, Insieme con Gesù 1992
Faccia a faccia col diavolo, Insieme con Gesù 1991
su Milingo:
Mario Celi e Andrea Tornielli, Il segreto di Milingo, Piemme 2001
Maurizio Bisantis, Andrea Polidori, La vera storia di Monsignor Milingo, L’Arcano 2001


 

Cantare

Milingo è anche un musicista. Ha inciso due dischi prodotti dalla Pressing di Lucio Dalla: Gubudu Gubudu (1995) e Milingo, contro Satana (1998). Per l’etichetta Genepi di Aldo Azzaro è uscito quest’anno Milingo Experience. Tra i suoi numerosi passaggi televisivi, resta memorabile il collegamento con il Festival di Sanremo 1997.
Milingo, the spirit of Africa è il titolo di un cartone animato realizzato nel 1998 da Mario Verger, con la collaborazione dello stesso arcivescovo.

pubblicato su Africa luglio-agosto 2007
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