Mamma, un marito è meglio del diploma!

Le donne camerunesi che hanno lottato, da ragazze, con la famiglia e la società per andare a scuola e conquistarsi un’indipendenza, oggi vedono le loro figlie – per le quali le porte dell’istruzione sono oggi spalancate – svogliate, rinunciatarie, fatue. È la globalizzazione del disimpegno?

È un bel busillis, quello della trasmissione dei valori e delle esperienze da una generazione all’altra. Possiamo dire che grosso modo funzionava nelle società tradizionali, dove una serie di fattori – unificati dalla mancanza di modelli alternativi per i giovani – portavano un gruppo umano a riprodursi, e non solo biologicamente, nei propri figli e figlie. Poi la scuola moderna, la circolazione delle informazioni e le più veloci possibilità di dislocazione hanno dinamitato gli equilibri. Lo shock, comprensibilmente, è stato più forte nei paesi colonizzati.

Il pensiero ci è venuto in mente leggendo un libro sulle ragazze e la scuola in un paese centrafricano (La scolarisation des filles au Cameroun, L’Harmattan, 2006). Le solite geremiadi sulla povertà delle famiglie, sulla carenza di infrastrutture, sulla mancanza di opportunità per i giovani e soprattutto per l’elemento femminile?… Poco o niente di ciò. Ovviamente i mezzi a disposizione non sono a livello degli standard europei, ma il punto è un altro: «La gioventù si compiace in una incoscienza sconcertante. Le ragazze, in particolare, sono attratte dalla facilità, eppure non conoscono le difficoltà delle donne mature, che dovettero battersi contro la volontà dei genitori per andare a scuola e riuscire, scolasticamente e socialmente».

La regione in cui è stata condotta l’indagine sociologica è il laborioso Ovest del Camerun abitato da bamileke e bamoun – «popolazioni dalla vitalità e dal dinamismo senza pari» nel paese –, una terra fertile e dal clima favorevole. Non solo. La provincia è servita da una fitta rete di buone strade che permettono gli scambi commerciali fino a Douala, la capitale economica. «L’artigianato e il turismo vi prosperano e attirano numerosi visitatori». Anche la cultura locale, negli anni, si è aperta: «I genitori impongono sempre meno le loro scelte ai giovani» – scelte matrimoniali, beninteso – e anche la poligamia e l’ipernatalità sono in «netto regresso».

Belle e oche

Ebbene, proprio qui le giovani (sono state intervistate centinaia di allieve degli ultimi anni di liceo) manifestano una sorprendente mancanza di motivazione per lo studio. Oh certo, a sentirle coltivano grandi sogni: terminare la secondaria nel più breve tempo possibile, e brillantemente, poi iscriversi all’università… Ma le più sognatrici sono proprio le bi o triripetenti, quelle che tra poco, l’esperienza insegna, abbandoneranno per sempre la scuola (la «descolarizzazione è di moda», rilevano con amarezza le autrici del libro, anch’esse camerunesi). Il loro atteggiamento in classe è di passività; il tempo dedicato allo studio a casa, scarso (e non perché costrette ai lavori domestici o agricoli); lo spirito d’iniziativa per chiedere aiuto a qualcuno, foss’anche alle compagne, nullo.

E quando constatano l’insuccesso, la reazione è di deprimersi, o di incolpare qualcuno o qualcosa. Brigitte Matchinda, una delle ricercatrici, si lascia sfuggire più di una volta il termine «pigrizia», «indolenza».

C’è almeno una cosa che tiene sveglie queste ragazze? Certo: la bellezza! O, meglio, la sua «esibizione». Commenta Matchinda: «Sembrano non accorgersi, negli apprezzamenti della loro bellezza da parte dei ragazzi, della voglia di costoro di farne uso. Le donne che ieri sfondarono in campo scolastico sono irremovibili su questo punto: “Le giovani andranno avanti nei loro studi unicamente se sapranno evitare i piccoli trucchi dei ragazzi che cercano sempre di utilizzarle per soddisfare i loro istinti bestiali”». Le gravidanze precoci sono infatti uno dei motivi immediati di abbandono scolare.

Dietro questi atteggiamenti di molte ragazze c’è un’idea chiara: la vera chiave per riuscire nella vita è essere dipendenti. Da un uomo. È più “facile”, e più gratificante. Ciò che sorprende, è che queste sono le figlie delle “femministe”.

pubblicato su Raggio (ora Combonifem) settembre 2007
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