Se i lontani sono vicini

ImmigratiLe aree di maggior tradizione filo-missionaria in Italia sono le stesse in cui più trasuda l’intolleranza per gli immigrati. In quale modo celebrare l’82ª Giornata Missionaria Mondiale?

Inaugurata nel 1926, è la più antica, dopo quella per l’Università Cattolica (1924), delle “giornate” che assediano l’anno liturgico. La Giornata Missionaria Mondiale (Gmm) rimane peraltro, dato il suo tema, una delle più pertinenti. Dilatandosi poi in “mese missionario”, almeno nelle intenzioni, la Giornata punta a riattivare altre dimensioni della corresponsabilità evangelizzatrice dei fedeli, oltre a quella dell’obolo (Benedetto XVI insiste quest’anno, tra altri punti, sulla preghiera).

L’imminente Gmm cade in un anno affollato di ricorrenze. Prima fra tutte, il cinquantenario della Fidei donum, l’enciclica che rese le diocesi soggetto dell’evangelizzazione ad gentes. Poi gli 80 anni dalla proclamazione di san Francesco Saverio e santa Teresina patroni delle missioni. Comboniani e comboniane, inoltre, snocciolano una raffica di anniversari, compresi tra i 125 anni della rivista Nigrizia e i 150 della prima partenza del loro fondatore per l’Africa.

Saltando ai giorni nostri, il sequestro del padre del Pime Giancarlo Bossi, figura schiva e bonaria, ha rinverdito la simpatia che missionari e missionarie suscitano anche nei distanti dalla Chiesa. Persino i più critici nei confronti della missione “ai lontani” – nella quale leggono solo commistione con il colonialismo, sopraffazione culturale e proselitismo – sono però indulgenti coi missionari, sia perché ne riconoscono la totale dedizione ai più poveri, talvolta accompagnata dalla denuncia del sistema economico che li rende tali, sia perché li vedono come marginali al sistema ecclesiastico.

Ciò non toglie che col passare degli anni le percezioni tendano a cambiare. Per esempio:

– il missionario non ha più il fascino dell’eroico inviato in lande sconosciute (ed è il male minore);

– la nozione “tropicale” di missione ad gentes è compresa sempre meno anche tra i fedeli («Abbiamo bisogno di convertirci più noi di loro!», dicono ormai tutti. E il missionario che frigge perché vuole tornarsene al più presto in Africa rischia di essere visto, oggi, come uno in fuga, più che in partenza);

– il presupposto che lo zelo per l’annuncio “ai popoli” scaturisca quasi per virtù propria dal ribollire della fede nel cuore del credente (e che quindi l’“animazione missionaria” consista nel far evolvere quel quasi: aiutare la comunità cristiana a prenderne coscienza e a diventare operativa, anche e soprattutto tramite un risveglio vocazionale) funziona sempre meno. O perché di fede che ribolle e trabocca ce n’è poca, o perché… trabocca da un’altra parte.

Le missioni nel Sud del mondo vengono ricercate, sì, ma per delle esperienze estive: pochi, poi, vi ritorneranno assumendo un impegno più prolungato. La maggior parte rincaserà però “cambiata”, più motivata a un impegno sul territorio.

Nel mondo missionario, questi e molti altri mutamenti vengono accolti ora con perplessità se non contrarietà, ora tentando degli “adattamenti”, ora cavalcandoli come vera opportunità. Di più: un segno dei tempi.

Ma quale traccia rimane di tutto questo lavorio di riconfigurazione della missione – che riguarda la Chiesa e non solo un suo corpo specializzato – nella celebrazione dell’ottobre missionario, o nel “patrimonio culturale” dei gruppi missionari delle parrocchie? E ora che i flussi ad gentes hanno cambiato di verso e di soggetti – non più un nostro andare ai popoli, ma un venire dei popoli a noi –, che significa celebrare, in modo non pleonastico né alienante, la Gmm oggi?

Una signora benestante, attiva in un gruppo missionario, offrì un bel giorno il suo aiuto per favorire l’ingresso legale, in Italia, di un cittadino africano: il fratello di una sua vicina di casa da anni, con marito invalido e figlio piccolo. Un altro bel giorno, la signora si rimangiò l’appoggio promesso trattando la vicina africana da bugiarda. Per coincidenza, era stato da poco eletto un nuovo sindaco, schiumante contro l’immigrazione. Quel che è peggio, è che la pia dama si rese di nuovo disponibile a dare il suo aiuto, con ostentata riluttanza, unicamente contro la parola di una coppia di… italiani bianchi, ai quali delegare per iscritto burocrazie e costi.

Si tratterà di un caso estremo, non generalizziamo. Ma è indubbio che gli umori più apertamente leghisti si registrano appunto nelle aree settentrionali dove l’“ideale missionario” è stato fino ad oggi più a lungo accolto e sostenuto. Con abbondanti preghiere, offerte, vocazioni. Le ragioni sono molte e complesse, sarebbe ingeneroso puntare il dito sulla qualità dell’animazione missionaria per anni realizzata. Soltanto, c’è da chiedersi se è ancora possibile celebrare una Gmm oggi guardando solo “oltremare”, e chiudendo gli occhi su contraddizioni così “vicine”. E ormai, pare, così radicate.

pubblicato su Evangelizzare ottobre 2007
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