Se le creazioni sono due

Eva-e-Adamo_neriSiamo convinti di conoscere bene la storia di Adamo ed Eva, ma forse non è proprio così…

Poveri progenitori. Con la nostra ignoranza e malintesi, anche di persone con un elevato grado di istruzione, da destra come da sinistra li stiamo sotterrando sotto un pesante cumulo di incomprensione. Proviamo a fare un minimo di chiarezza.

Il danno più grande viene da chi prende alla lettera il racconto della creazione, quello che apre la Bibbia. È il caso dei Testimoni di Geova. I quali sarebbero anzi già dei «modernisti» poiché aggiustano i conti attribuendo a ciascuno dei sette «giorni» di cui parla il Genesi una durata di qualche migliaio dei nostri anni attuali; gli Avventisti del Settimo Giorno si attengono invece a «sei giorni effettivi» di 24 ore.

Queste sono posizioni di un protestantesimo marginale, si potrà dire. Oltretutto non cattoliche. Ed è vero. Ma siccome negli ultimi anni si è acceso negli Stati Uniti un dibattito tra creazionismo, “disegno intelligente” e darwinismo, e in Italia non si muove foglia che America non voglia, la discussione rimbalza anche da noi. Così, succede a volte che dei non credenti attribuiscano ai cattolici una credulità nel mito biblico della creazione che è invece priva di fondamento; è anche vero, ed è più grave, che questi ultimi non sempre sanno controbattere a tono. O, come diceva san Pietro, non sanno «rendere ragione della speranza» che li abita.

Eppure basterebbe ricordarci che il Concilio Vaticano II – quarantadue anni fa! – in uno dei suoi documenti fondamentali, la Dei Verbum, diceva che «i libri della Scrittura insegnano con certezza, fedelmente e senza errore la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle sacre Scritture» (n. 11). Non le verità scientifiche, dunque, astronomiche, paleontologiche o biologiche, ma unicamente quella verità che serve «per la nostra salvezza». E già negli anni Sessanta c’erano scuole di teologia con corsi di darwinismo: per conoscerlo, non per confutarlo.

Due creazioni

Ma basterebbe leggersi con attenzione i primi due o tre capitoli del Genesi per accorgersi che qualcosa non quadra. Ebbene, di racconti della creazione del mondo e della prima coppia umana, ne troviamo ben due. Se la Bibbia avesse voluto insegnarci la storia dell’universo, non avrebbe fatto la gaffe di fornircene due versioni diverse. Ma capita anche presso molti popoli del mondo che ci si tramandino racconti divergenti sulle origini del mondo e del proprio gruppo umano. Il motivo è che ogni narrazione propone una sua “verità”: non di tipo scientifico, ma morale, o religioso, o identitario, o per giustificare certi usi e costumi, stratificazioni sociali e così via.

Nel caso della Bibbia, la “leggenda” della creazione in sei giorni, più un settimo di riposo (dal capitolo 1 al 2, fino al versetto 4a), è anche la più recente, datata dagli studiosi al periodo dell’esilio degli ebrei in Babilonia – un momento storico dunque ben preciso, circa 5 secoli e mezzo a.C. Dal versetto 4b parte poi un altro racconto, più antico, forse più “pittoresco”, che non insiste tanto sulla meccanica (apparente) della creazione, ma che lascia piuttosto trasparire, come in filigrana, l’esperienza dell’esodo dall’Egitto, del passaggio dal deserto alla Terra Promessa: «Nessuna erba campestre era spuntata… il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato».

L’uomo. Poi Dio trasse da una sua «costola» – meglio sarebbe tradurre «fianco» – Eva. E da qui ironie, barzellette, sarcasmi a non finire. La donna venuta “dopo”, e “sottomessa” all’uomo per volontà divina, eccetera. A parte che il termine italianizzato in eva significa “madre dei viventi”, così come adamo vuol dire “polvere del suolo”, finiamo per bloccarci su questa narrazione e dimenticare un’altra “ominizzazione”, raccontata una pagina prima (1,26-28). Qui vediamo la coppia comparire al completo nello stesso istante, come due facce – maschile e femminile – della medesima medaglia: che è l’adam, cioè il genere umano (tradurre «l’uomo» è fuorviante). «Dio creò l’uomo (l’essere umano, NdR) a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò»…

pubblicato su Raggio (ora Combonifem) ottobre 2007
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