Madonna… Madonna nera…

Semplicemente perché il materiale, legno o pietra, era atto allo scopo (essere modellato) anche se scuro in origine. O tale è divenuto nel corso dei secoli in seguito a una catena di reazioni chimiche. O, più banalmente ancora, per via del fumo delle candele.

Si potrebbe spiegare in questi termini il ragguardevole numero di statue “nere” (e anche quadri) della Vergine nelle quali è possibile imbattersi, in una cappella come in un santuario, in un museo diocesano o all’edicola che sorveglia un crocicchio. Ma anche scartando tutte le raffigurazioni brunite accidentalmente dal tempo, rimarrebbe una tale mole di immagini di questo tipo – in Francia, soprattutto, e in Spagna, nell’Europa dell’Est, naturalmente in Italia ma anche nel Nuovo Mondo – che non si può evitare di interrogarsi sul fenomeno. Molti lo hanno già fatto, e altri continuano a farlo.

L’ultima ricerca, presentata in un bel libro illustrato appena uscito, è concentrata sul Nord-ovest italiano ma con molti riferimenti oltralpe e, inevitabilmente, alla storia: della Chiesa come dell’umanità. Secondo Piercarlo Jorio, autore dell’opera edita da Priuli & Verlucca, Il culto delle Madonne nere (pagg. 92, € 17,50), «superstiti in tutto il mondo, oggi» sono circa 450 le immagini nere «autentiche», la cui capostipite sarebbe Notre-Dame de Romigier, custodita a Manosque in Provenza.

Una statuetta lignea forse del IV secolo, ritrovata sei secoli dopo quando un contadino notò la sua coppia di buoi in ginocchio: scavò in quel punto e trovò un sarcofago. Al suo interno stava acquattata la Madonna. Qualcuno l’aveva occultata in quel modo quando, nel 966, i saraceni stavano per invadere la località.

Iside, prototipo mariano

Storia simile (che fa pensare anche a quella dei manoscritti biblici di Qumran) a Brucoli, in provincia di Siracusa. Ce la ricorda un altro libro (del 2004, edito da Mediterranean Media, pagg. 382, € 18,00), La madre o-scura: un giorno del XVI secolo, un pastore vide la sua mucca venire inghiottita dal terreno. Quando andò per ripescarla, si rese conto che il buco attraverso cui l’animale era precipitato era il lucernario di una grotta. In essa era conservato un affresco del IV secolo: la Madonna di Adonai, titolo con cui la Vergine era (ed è tuttora) venerata, con termine schiettamente ebraico. Adonai significa infatti “Signore”, e il sito internet del santuario informa: «In un’antica iscrizione rinvenuta nella cattedrale di Lentini, poco distante da Brucoli, si legge: “Ancor prima che il Concilio di Efeso dichiarasse Maria Theotokos (Madre di Dio) la santa chiesa di Lentini la venerava già come tale”».

Ma l’autrice del libro, Lucia Chiavola Birnbaum, non si ferma qui. Mostra come le Madonne nere si trovino sempre sulle rotte che seguirono i nostri antenati africani nelle loro migrazioni che li portarono a popolare, a partire all’incirca dal 50.000 a.C., il bacino mediterraneo. E anche se i millenni, l’acclimatazione e il caso portarono a mutazioni genetiche in fatto di pigmentazione e di fisionomia, rimase la memoria della religione primigenia della Grande Madre, cui corrispondeva il matriarcato come prima forma di organizzazione socio-famigliare. Si pensi alle statuette di donna del Paleolitico come la cosiddetta Venere di Willendorf (Austria), dagli accentuati caratteri femminili, sicuramente connesse con culti o riti di fertilità.

Passando all’epoca storica, si pensi alle raffigurazioni – “brune” – della dea egizia Iside, «la fedele consorte del più umano fra gli dei della Valle del Nilo», che allatta il figlio Horus. Una scurezza che non evocherebbe solo il colore della pelle dei nostri antenati – o meglio, antenate – ma anche quello della terra, che quando è buona per l’appunto è nera.

Insomma la sovrapposizione della madre di Cristo alla dea Madre sarebbe stato un processo di “inculturazione”, come si direbbe oggi in termini teologici, portato avanti dagli strati più popolari della Chiesa. Le gerarchie, da parte loro, spesso non videro di buon occhio quelle rappresentazioni in nero, un colore (se possiamo chiamarlo così), legato anche al demoniaco o quanto meno alla magia. Benedetto XIV, Papa a metà del Settecento, lo stesso che condannò l’adozione dei “riti cinesi” da parte dei gesuiti, di Madonne nere ne fece distruggere «a centinaia».

Chi avrebbe mai detto che un’ave maria alla Madonna di Loreto o di Jasna Gora, oppure davanti alla Moreneta di Montserrat o alla brasiliana Nossa Senhora Aparecida, era così gravida di storia e di enigmi, oltre che di fede…

pubblicato su Combonifem 6-7/2008

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...