Labirinto gioventù

Riflessioni occasionali e sparse sui giovani. Quindi soprattutto sui genitori. Che hanno confuso le proprie aspirazioni con il bene dei figli.

«Il mondo sta attraversando un periodo tormentato, la gioventù d’oggi non pensa più a niente, non ha più rispetto per i genitori e i vecchi, non sopporta nessun tipo di freno. I giovani parlano come sapessero già tutto. Ciò che noi consideravamo pieno di saggezza, per loro sono solo sciocchezze. Le ragazze, poi, sono superficiali e stupide, immodeste e senza dignità nel parlare, nel vestire e nel vivere».

Questo sfogo non è stato pronunciato pochi mesi fa o tutt’al più nel fatidico ’68, ma – tenetevi forti – verso il… 1095. Ne è l’autore Pietro l’Eremita, predicatore della prima Crociata.

Le geremiadi sulla gioventù, maleducata spavalda irrecuperabile, hanno ritmato, a quanto pare, tutte le generazioni. A prenderle sul serio, questo significherebbe che a partire da una ipotetica età dell’oro ogni successiva generazione sia scesa di uno scalino rispetto alla precedente. Non è così, naturalmente. L’età e più ancora le responsabilità economiche e sociali da assumere inducono la maturità in tempi talvolta brevi.

La ragione perdente

Mentre dunque verifichiamo la pendolarità, nella storia, del conflitto generazionale, rimaniamo comunque perplessi nell’osservare la gioventù odierna. In parte perché ce ne sentiamo responsabili (non ci basta sperare “tanto poi cresceranno”), in parte perché, osservando le “generazioni” che si sono succedute nell’arco degli ultimi decenni, vediamo come le tendenze più preoccupanti divengano norma, scalzando quel presupposto (stereotipo?) che per lungo tempo ha dato per innati nella gioventù valori quali la generosità, lo spirito innovatore, l’apertura al futuro.

I giovani, inoltre, anche i ragazzini, dispongono oggi di una panoplia di occasioni e di mezzi che li possono instradare su vie senza ritorno. Errare è un diritto di tutti, particolarmente di chi inizia a misurarsi con la vita e non può farlo se non per esperienza diretta; ma il facile accesso al denaro, agli strumenti di comunicazione, alle sostanze tossiche, all’alcol, ai motori potenti… pongono chi attraversa un’età di per sé in balia al delirio di onnipotenza in situazioni ad alto rischio. Rischio fisico (il suicidio è, in Italia, la prima causa di morte dei 15-25enni; seguono gli incidenti stradali). Per non dire del rischio “morale” che silenziosamente assedia tutti: quello di impostare l’esistenza in assenza di parametri etici. I messaggi “che passano” sono slogan, immagini, musiche e rumori che accarezzano l’Io e le sue pulsioni – ai quali gli educatori non possono controbattere che con il richiamo all’uso della ragione. Un genere di comunicazione perdente.

La prima causa di morte

Va da sé, ma è meglio esplicitarlo, che parlare della gioventù vuol dire parlare soprattutto del mondo degli adulti. Essi hanno messo occasioni e strumenti sempre più raffinati e potenti in mano ai ragazzi, ma non la “patente” per governarli. Un processo di entropia educativa destinato ad accelerarsi, come dimostra anche la consumata frattura dell’alleanza famiglia-scuola. I giovani genitori appaiono sempre più ossessionati dall’ansia di protezione del proprio pargolo: non protezione dalla tivù, che gli lasciano trangugiare nella propria cameretta; non dalla “play”, che lo fa isolare persino dai suoi coetanei; non dai diktat delle mode, ché anzi sono papà e mamma i primi a obbedirvi – ma protezione dalla maestra troppo severa, dall’insegnante che osa pretendere che i suoi alunni sappiano i nomi dei sette giorni della settimana. E casomai dei dodici mesi.

Si presentano così alle porte della scuola – della società – ragazzini che neppure conosceranno il gusto della trasgressione. Perché non avranno avuto, prima, la nozione di autorità. Semplicemente combinano quel che gli passa per la testa, dalle manifestazioni più anomale a quelle più violente. Sotto lo sguardo compiaciuto di papà e mamma che ne ammirano l’intelligenza “così vivace”.

Ciascuno immagini gli sviluppi che vuole, su tali premesse. La cronaca si premura quasi ogni giorno di darcene le avvisaglie. Quasi ogni giorno, è vero, si pubblicano anche articoli e servizi radiotelevisivi a suonare l’allarme. Ma chi lo raccoglie? Solo chi è già allarmato per conto proprio. La nostra società è così complessa che ognuno afferra solo i messaggi che è predisposto a ricevere; degli altri, non si rende neppure conto.

Non c’è solo la responsabilità dei genitori, naturalmente. A loro volta sono cresciuti in una cultura segnata da una trasformazione inedita dei paradigmi educativi. Ci sono le responsabilità del mondo della comunicazione e quelle economico-politiche. Lobby di mercanti di alcolici, per esempio, e di gestori di discoteche hanno sempre bloccato sul nascere ogni tentativo di seria regolamentazione in tema di orari e clientele. Le stragi del sabato sera – sulle strade come nei cervelli, via via corrosi nel chiuso delle sale – non sono che gli inevitabili prodotti di scarto di un processo industriale. Pochi giorni fa è stato sequestrato un locale alla moda (il 45° nella classifica mondiale del suo genere) e i gestori messi agli arresti per una serie impressionante di reati. Commessi, o favoriti o coperti, a cadenza plurisettimanale. Era cosa peraltro risaputa, fatti salvi i dettagli. Da anni. Ci si poteva aspettare almeno un’eco nell’informazione nazionale. Macché.

Seneca l’illuso

Ma è possibile parlare di responsabilità di genitori, educatori, politici e società, senza parlare di responsabilità anche degli stessi giovani? 18 anni è un’età del tutto arbitraria, non si può esigere da un neodiciottenne ciò che la sera prima non potevi ancora pretendere da lui. In ogni caso la legge impone che a partire dai 18 tu debba rispondere per intero dei tuoi atti. Allo stesso tempo, però, una sentenza della Cassazione stabilisce che «i figli vanno mantenuti finché non si realizzino»: il figlio in oggetto passava da un mestiere all’altro, licenziandosi e facendosi pagare (dai suoi) nuovi corsi di formazione, perché non trovava mai quello di suo gradimento…

Fino a qualche generazione fa, e tuttora presso gran parte dell’umanità, dalla prole i genitori si aspettavano un aiuto, non appena essa fosse in grado di produrre. Nel frattempo cercavano di fornirle condizioni di vita migliori delle proprie. A partire dal boom del dopoguerra, ciò ha significato riempirli di ogni bendidio e offrire loro la chance di studiare. Benissimo, soprattutto per il secondo aspetto. Ma oggi è avvenuta un’inversione a U di cui molti giovani non hanno coscienza (un conto è “sapere”, un altro è essere coscienti). Succede che sovente siano i giovani di famiglia agiata i meno motivati allo studio. Non si rendono conto che il loro tenore di vita sarà inferiore a quello attuale. Non per disperarsi, ma per attrezzarsi.

Davvero amare i propri figli consiste nel provvedere loro le condizioni “migliori”? Come non ricordare il vecchio Seneca. Così sintetizza la sua pedagogia Marcella Guglielmo (in Seneca e i giovani, Osanna Edizioni): «Il giovane non ottenga nulla con le suppliche né per mezzo dell’ira, ma solo quando si è placato; sia perdonato solo in virtù dei meriti che già ha provato di possedere o che dimostra di poter far sperare di sé; non sia adulato ma ascolti la verità; talora provi timore, sia sempre rispettoso, si alzi in piedi di fronte agli anziani e, pur conoscendo le ricchezze dei propri genitori non abbia la possibilità di farne uso». «Mostrati sordo a quelli che ti amano di più – diceva Seneca rivolgendosi in prima persona a un giovane –: sebbene siano mossi da buone intenzioni, di fatto desiderano il tuo male. E se vuoi essere felice, prega gli dei che non ti capiti nulla di quanto essi si augurano per te».

pubblicato su Evangelizzare dicembre 2008
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...