La chiave dell’amore

Li Tim-Oi, la prima donna anglicana ordinata sacerdote (Hong-Kong, 1971), in una icona di suor Ellen Francis

Non era previsto di ritornare a breve distanza di tempo su un argomento già trattato. Nel numero di novembre avevamo già preso in considerazione – nella nostra rubrica, “Scanner”, di rappresentazioni femminili potenzialmente aperta ad ogni epoca e cultura – Maria di Magdala.

Lo avevamo fatto a partire da una basilica, in Francia, a lei dedicata. Questa volta è il cardinale Carlo Maria Martini (fu anche attento prefatore del volume Gli scritti di Daniele Comboni) a imporci il bis. Oltre a un capitolo che aveva già dedicato alla Maddalena in Le tenebre e la luce (Piemme, 2007), l’ex arcivescovo di Milano ha parlato nuovamente di lei in Conversazioni notturne a Gerusalemme (Mondadori, 2008), un libro-intervista con un confratello gesuita.

«Posso comprendere che romanzi e film abbiano tentato, fino ai tempi più recenti, di rendere scandaloso questo intenso rapporto» tra la donna da cui Gesù cacciò «sette demoni» (la prostituzione non c’entra) e Cristo stesso – scrive Martini. Ma, continua, «quel che credo è che Maria di Magdala è il prototipo di una credente, perché ama fino all’eccesso. Non in maniera mediocre o soltanto ragionevole, ma in modo completo».

Naturalmente, dal Vangelo il prelato passa a tirare conseguenze per l’attualità. Con pacatezza e coraggio. Egli constata che, in fatto di attribuzione di responsabilità ecclesiali alle donne, «la nostra Chiesa è un po’ timida». E rievoca una sua visita al primate della Comunione anglicana, all’epoca attraversata da tensioni a motivo delle ordinazioni sacerdotali femminili (1994). A George Leonard Carey «ho tentato di infondere coraggio in questa impresa: potrebbe aiutare anche noi a rendere più giustizia alle donne e a comprendere come andare avanti», ricorda oggi Martini, anche se non si spinge fino a dar battaglia per la stessa causa in casa cattolica.

Responsabilità personale

Il libro, che reca come sottotitolo “Sul rischio della fede”, è stimolato da una serie di domande o affermazioni di giovani tedeschi. Non potevano mancare, perciò, le provocazioni su temi “scabrosi”, quali i rapporti prematrimoniali e gli anticoncezionali. La “conversazione notturna” con padre Georg Sporschill ha avuto luogo nell’anno del quarantesimo della Humanae vitae. Inevitabile farvi riferimento: «Mi addolora che l’opinione pubblica abbia tanto criticato papa Paolo VI per quella che viene comunemente chiamata “l’enciclica della pillola”», confida il cardinale. A Montini la Chiesa deve troppo perché lo si riduca a uno solo degli atti del suo pontificato.

Rimane pur vero che la linea che egli adottò a proposito dei metodi anticoncezionali si discostava dal parere di una commissione multidisciplinare da lui stesso allo scopo costituita. E «a lunga scadenza, la solitudine di questa decisione non si è dimostrata un presupposto favorevole per trattare il tema sessualità e famiglia». Quanto al suo successore, si è limitato a «seguire la via di una rigorosa applicazione».

Martini non sfugge nemmeno alle questioni sollevate da «come i giovani vivono la sessualità oggi». Si mostra consapevole di come vanno le cose. I giovani, per esempio, vanno in vacanza assieme e «dormono insieme in una stanza» anche con la “benedizione” dei genitori. Il cardinale non vi aggiunge la sua, ma ammette: «Non riesco a comprendere tutto», e: «Credo che non sia il momento di ricercare risposte universali». Qualche punto fermo, però, ce l’ha. Per lui l’essenziale è che la Chiesa si richiami sempre alla Bibbia, la quale peraltro «limita in modo evidente i messaggi sulla sessualità». Che sono pochi ma lampanti: «È assolutamente vietato invadere un matrimonio altrui (…). La violenza nei confronti delle donne è vietata. A prescindere da queste nette linee, dobbiamo fare riferimento alla responsabilità personale».

È vero, questa volta non ci siamo soffermati su una raffigurazione artistica o mediatica di donna. La Maddalena dell’ultraottantenne cardinale è una rappresentazione “teologica”. Ma, ci pare, non meno vivida ed eloquente per gli uomini e le donne d’oggi: per Gesù, Maria di Magdala era «una persona autentica». «La dedizione – precisa Martini in un’altra pagina – è la chiave dell’amore: questo per me è fondamentale».

pubblicato su Combonifem gennaio 2009
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