Non c’è più religione

… la religione di un mercato sfrenatamente libero, intendiamo, che grazie a un culto reso in templi chiamati Borse, sulla base di una fede irrazionale oltre che iniqua, ha arricchito pochi, illuso molti e impoverito troppi.

«Non ci può essere una Wall Street che si arricchisce mentre Main Street (la gente comune) soffre». È stata questa una delle prime frasi che il neopresidente americano ha pronunciato a Chicago dopo la notizia della sua vittoria. Emozionato ma lucido. La sua è stata un’elezione storica per molti motivi. Tra i quali anche la coincidenza tra il suo trionfo, nell’aria nelle ultime settimane di campagna elettorale, e il tonfo: della spericolata “fede” finanziaria che ha caratterizzato, in crescendo, il nostro tempo.

Andiamo a rileggerci quello che qualcuno scriveva più di dieci anni fa, quando non era ancora scoppiata la bolla della new economy (11 marzo 2000: prima delle Torri gemelle!) e pareva possibile far soldi a palate, con rendimenti anche del 40% o più. «Immaginate di vincere 5 miliardi di lire al Totocalcio. Come investirli?», si chiedeva nel 1998 Rodrigo Andrea Rivas in un dossier sulla globalizzazione pubblicato da tutte le riviste missionarie. L’economista cileno-italiano, dopo avere passato in rassegna alcune delle possibilità tradizionali (aprire una fabbrichetta; acquistare titoli di stato; “nascondere” le lire in Svizzera…), esaminava “altre” possibilità. Concludeva con i roll programs, sorta di super-Bot statunitensi: «Se riuscite a entrare, vi daranno 2,9 miliardi. L’unico rischio è che crolli il Tesoro Usa. E cioè gli Usa. Cioè tutto. Dunque si può fare»…

Il 15 settembre scorso non sarà crollato il Tesoro, ma abbiamo ancora negli occhi le immagini dei dipendenti della Lehman Brothers uscire dalla loro banca con gli scatoloni di cartone. Ma prima che la crisi cominciasse a colpire gli stessi cittadini occidentali, non andrebbero dimenticato le macerie già seminate in casa altrui.

Chi ha pagato prima di noi

Nel 1996 (cifre simili sono valide anche per molte altre annate), solo l’1,17% dell’economia mondiale era generato da produzione, servizi e scambi legati all’economia “reale”; il restante valore era dato da scambi finanziari di natura speculativa. E non si trattava (non si tratta) di un semplice gioco del Monopoli: in questa frenesia di compravendite virtuali, accelerata e favorita dall’operatività telematica, gli spostamenti di capitale hanno provocato disoccupazione e impoverimento reali.

Nei primi anni Ottanta si cominciarono a vedere su (pochi) giornali i primi grafici che mostravano come i continenti del Sud del mondo, sino a poco tempo prima collettori di risorse dal Nord del mondo in vista di programmi di sviluppo, si erano tramutati in finanziatori del Nord. «Nel periodo 1982-92 il saldo negativo dell’America Latina più l’Africa – ricordava sempre Rivas – è stato di 240 miliardi di dollari, per la maggior parte confluiti negli Stati Uniti». L’equivalente di quattro Piani Marshall (calcolati a parità di valore del dollaro).

«Quando il capitale finanziario arriva ad acquistare una posizione così predominante, se si vuole salvare la democrazia economica e politica c’è una sola strada da seguire: l’eutanasia del capitale finanziario». Era la drastica conclusione di John Keynes, e si riferiva al 1929…

Avviciniamoci ai giorni nostri. Su queste colonne citavamo, nel 2007, il “Centro interreligioso sulla responsabilità d’impresa” (Iccr) con sede a New York, sorto una trentina di anni fa dall’intuizione di una religiosa. Oggi è un’associazione ecumenica di quasi trecento istituti religiosi e altri organismi, titolari di azioni delle aziende più disparate allo scopo di promuovere la responsabilità sociale e ambientale nel mondo dell’impresa. È la più notevole esperienza mondiale di “azionariato attivo” nel suo genere. Ebbene, è proprio di un intervento dell’Iccr che si è fatto eco – titolandolo come «curiosità»! – anche Il Sole 24 Ore.

Un reverendo presbiteriano aveva infatti presentato nel 2004, a nome dell’Iccr, una mozione contro la Lehman Brothers per reclamare «procedure di analisi più rigorose sui prestiti e sui partner responsabili dello sviluppo di pratiche “predatorie” nell’erogazione di mutui subprime ad alto rischio». La banca d’affari s’impegnò in questo senso. Solo a parole.

La morale della storia è che quanti univano alla competenza finanziaria una sensibilità etica (in questo caso fondata sul Vangelo) si rendevano conto già da tempo che così non si poteva andavre avanti. Né dal punto di vista morale né, presto o tardi, economico.

Pecunia olet

La stessa pagina del Sole che il 2 novembre riportava il citato episodio premonitore del crac di settembre era dedicata alla finanza etica in Italia. E attribuendole un punteggio positivo: «Le gestioni che adottano politiche socialmente responsabili hanno dimostrato di saper battere la crisi», evidenziava la titolazione. Dire “finanza etica” – è forse il caso che lo ricordiamo – non significa parlare di beneficenza, ma di un vero sistema finanziario, però alternativo: che sceglie cioè i suoi investimenti non in base alla sola equazione profitto/rischio ma facendovi entrare altresì, e in maniera determinante, la qualità etica. Si comincia dall’escludere dal portafoglio, ad esempio, le azioni nelle fabbriche di armi o nei settori del nucleare o dell’ingegneria genetica; in positivo, possono venire selezionate imprese che si dedicano alla ricerca e sviluppo di fonte energetiche “dolci”, o che comunque rivelano una evidente sensibilità sociale, all’ambiente, alla giustizia…

Sembrerebbe una pagellina di pie intenzioni e invece «nell’anno dei ripetuti crolli di Borsa ci sono fondi etici che battono abbondantemente i benchmark» (ossia risultano migliori di quanto previsto dagli indici di valutazione). Il tutto è naturalmente documentato da una relativa tabella comparativa.

In altre parole, chi non ha cercato di rapinare il massimo profitto possibile e, pur senza volerci rimettere, si è preoccupato di far lavorare i suoi risparmi per il “bene essere” dell’umanità, oggi si ritrova anche con i suoi investimenti consolidati – a differenza di chi si ritrova con un pugno di mosche o ha ormai il timore che gli possa accadere. E tra i fondi di investimento tra cui scegliere (attenzione a non lasciarsi abbindolare dal primo aggettivo “etico” che si incontra!), quelli di Etica Sgr, la società di gestione del risparmio nata da una costola di Banca Etica, risultano, secondo l’analisi del citato giornale economico, tra i più interessanti in assoluto.

Eppure «in Italia l’investimento socialmente responsabile stenta a decollare», rileva il quotidiano di Confindustria. Che tra le altre cause ne segnala una che andrebbe meditata. Mentre in altri paesi le esperienze di finanza etica sono state «inizialmente trainate dagli investitori istituzionali, come fondi pensione o enti religiosi», da noi i risparmiatori coscienti che pecunia olet sono soggetti individuali per il 90%… Vien da domandarsi sotto quale materasso stiano nascondendo i loro euro tante comunità che in pubblico si battono per la vita e per la solidarietà.

Toro o vitello?

Comunque vada, la crisi del 2008 avrà insegnato qualcosa, se qualcuno esiste che abbia ancora voglia di stare un poco a sentire le lezioni della Storia. Tentiamo di sintetizzare così: il libero mercato non è più una religione. Ci avevano visto bene Susan George e Fabrizio Sabelli che, nel 1994, avevano scritto Crediti senza frontiere, un libro (Edizioni Gruppo Abele) avente per sottotitolo La religione secolare della Banca Mondiale. E ci aveva visto bene anche l’artista che, come regalo di Natale del 1989 alla Borsa, aveva scaricato sul marciapiede di Wall Street un toro di bronzo: chissà se lo scultore siculo-americano aveva in mente l’antico vitello d’oro ai piedi dell’Oreb…

pubblicato su Evangelizzare gennaio 2009
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...