Chiedi alle querce

Giorgio Diritti, “L’uomo che verrà” (2009)

Memoria e storia vanno innestate sull’identità delle nuove generazioni (e rinfrescate su quella delle più attempate). Il caso di Monte Sole.

«Il futuro non è più quello di una volta», può capitare di leggere sulla spalletta di un ponte a Roma o su di un muro a Milano. Una frase che fa sorridere e riflettere, partorita – così viene da immaginare – dal bello spirito di qualche studente acuto e arguto. Salvo poi scoprire che la paternità della frase andrebbe attribuita niente meno che a Paul Valéry – 1931! – e che dunque certi problemi così attuali non sono poi sempre così nuovi. A proposito del poeta e uomo di cultura francese, peschiamo un’altra frase, questa volta concernente il passato, dai suoi Sguardi sul mondo attuale: «Lo storico fa per il passato ciò che la cartomante fa per il futuro. Ma lei si espone a una verifica, lo storico no».

Valéry scriveva a metà strada fra le due guerre, ed era consapevole del fatto che la storia «fa sognare, inebria i popoli, produce in loro falsi ricordi, esagera i loro riflessi, mantiene aperte le loro vecchie piaghe, li conduce al delirio di grandezza o di persecuzione». Della storia stigmatizzava l’abuso: essa «giustifica ciò che si vuole. Non insegna rigorosamente nulla».

Si direbbe un moto di dolorosa stizza, più che di disprezzo per la disciplina in quanto tale: «Che strana epoca!… In piena coscienza, in piena lucidità, in presenza di ricordi terrificanti, presso tombe senza numero, (…) ci sono ancora uomini che possono pensare di giocare al gioco della morte…», così concludeva Valéry la sua operetta.

Parole profetiche. Ed eccoci, a oltre sessant’anni dagli eventi da lui paventati, di nuovo a ragionare – talvolta a sragionare – sulla storia. Da qualche tempo si è iniziato a parlare in Italia, spesso a sproposito, di “memoria condivisa”, inseguendo una sorta di equiparazione tra partigiani e fascisti in nome di una presunta buona fede. Una giustificazione che non suona troppo diversa da quella nazista: «Abbiamo eseguito gli ordini».

I mandanti. E gli esecutori

Un libro edito nel 2009, come pure un film uscito lo scorso gennaio, aiutano a ritrovare un pezzo di storia ancora palpitante. E non solo nella memoria dei sopravvissuti, siano essi vittime o carnefici, che inesorabilmente vanno diradandosi.

Si tratta del massacro di Monte Sole – più noto come strage di Marzabotto –, la più grande carneficina di civili durante un’azione militare condotta in Europa occidentale nella seconda guerra mondiale (a Sant’Anna di Stazzema, Lucchesia, le vittime erano state 560). I nazisti uccisero in pochi giorni 770 persone, per la maggior parte donne, vecchi e bambini.

Il libro s’intitola Il massacro. Guerra ai civili a Monte Sole. (Il Mulino); autori, Luca Baldissara e Paolo Pezzino. 612 pagine che ricostruiscono in modo minuzioso l’eccidio perpetrato fra la fine di settembre e l’inizio di ottobre del 1944, senza tirarsi indietro di fronte alle zone grigie, come il mancato intervento dei partigiani e la difficile scelta di non combattere per tentare di fermare la strage.

Il capitolo “I processi” appare come uno dei più interessanti: ripercorre come si è arrivati, storicamente, a definire che cos’è un crimine o un criminale di guerra; ribadisce il punto fondamentale del processo di Norimberga, in cui gli sconfitti vengono processati dagli angloamericani, che si rifiutano di pensare ai militari come a «una razza a parte» e per i quali un crimine non diventa un’altra cosa solo perché si è obbedito a un ordine.

In Italia, nessuna Norimberga, né per i criminali tedeschi né per quelli fascisti.

Due casi esemplari rievocati dal libro sono il processo ad Albert Kesserling, supremo comandante delle forze tedesche in Italia, e a Max Simon, comandante delle truppe che si macchiarono dei massacri di Monte Sole. La relativa vicenda giudiziaria si è conclusa solo nel 2008 con la sentenza di appello (salvo ricorso in Cassazione): una decina di ergastoli – a 64 anni di distanza dai fatti, un tempo che pare lungo anche per i ritmi della giustizia italiana.

I due autori sottolineano che i processi degli anni ’40 e ‘50 vollero colpire la guerra nazista in sé, e gli ufficiali più alti rappresentavano in qualche modo i mandanti. Quelli degli anni ‘90 e Duemila hanno voluto colpire anche gli esecutori.

La lezione del silenzio

In realtà la memoria può rimanere divisa e abbiamo come minimo la possibilità, se non il dovere, di sceglierci i buoni e i cattivi maestri, i “padri” da imitare e quelli da condannare. Nel 2002 il presidente della Germania, Johannes Rau, incontrò proprio a Monte Sole il suo collega italiano Carlo Azeglio Ciampi (che visse la Resistenza di persona) e affermò: «La colpa personale ricade solamente su chi ha commesso quei crimini. Le conseguenze di una tale colpa, invece, devono affrontarle anche le generazioni successive».

Sembrerebbe importante che il processo di costruzione della memoria inizi presto, diciamo non più tardi delle scuole superiori. Non è sempre facile, però, coinvolgere gli studenti (spesso, perfino quelli universitari) su temi come questi. Un metodo potrebbe essere portarli, possibilmente a piedi, sui luoghi. Arrivare a Marzabotto, quindi salire a Monte Sole camminando. I luoghi della memoria sono all’interno di un Parco storico regionale: già l’idea di tutelare un’area geografica in nome della storia ha molto da insegnare, visto anche il colpo di spugna oramai passato sulla geografia a scuola e, di conseguenza, sul legame tra geografia e storia. È all’interno del Parco, inoltre, che opera una Scuola di Pace che offre decine di attività didattiche: la memoria di un massacro si trasforma in strumento di educazione alla pace.

Salire a piedi, dunque, spegnendo telefonini, iPod e affini. Perché per capire occorre ascoltare, e per ascoltare serve silenzio. La colonna sonora ideale, a Monte Sole, è il silenzio.

Dopo, si può anche iniziare a guardare: la chiesa o il cimitero di Casaglia parlano da soli, basta riabituarsi all’ascolto. Qui è ricordato don Ubaldo Marchioni, il sacerdote assassinato insieme ai suoi fedeli. Nel cimitero sono sepolti Luciano Gherardi («Hanno memoria le querce, hanno memoria») e Giuseppe Dossetti – il monaco; ma anche il partigiano, costituzionalista e politico –, i cui nomi non dicono nulla ai giovani d’oggi. Un motivo di più per andarci.

I tempi lunghi della memoria

Oggi possiamo “vedere” la storia dell’eccidio anche attraverso un bel film, che alcuni critici cinematografici hanno già salutato come un capolavoro. È L’uomo che verrà di Giorgio Diritti, che «evita luoghi comuni e cadute retoriche e riesce a regalarci una delle più belle prove di un cinema finalmente necessario, di altissimo rigore morale e insieme di appassionante e coinvolgente forza civile» (Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera). Un film che fa riflettere sulla guerra «non tanto in nome di un pacifismo razionale ma per un’umanissima empatia con le vittime».

Il film ha sconvolto anche Goffredo Fofi «per l’altissima tensione morale e direi religiosa, filosofica e non solo storica». Lo stesso Fofi dalle pagine di Avvenire non ha esitato a metterlo sullo stesso piano dell’Albero degli zoccoli, e non solo per l’impiego del dialetto o per la presenza di attori non professionisti.

Diritti ha raccontato di aver incontrato negli anni ‘80 mons. Gherardi, autore delle Querce di Monte Sole (Il Mulino; prefazione di Dossetti), che gli regalò il libro dicendogli: «Perché non ne fai un film?». Il regista ci ha messo venticinque anni – una generazione – per girare un capolavoro della memoria. La memoria ha tempi lunghi ma si muove e costruisce. Se coltivata, produce frutti.

La storia recente ha dimostrato – in Sudafrica, per esempio – che non ci può essere perdono senza giustizia, ma che altresì non si può dare giustizia senza memoria. Se dunque esiste una lunga e malagevole strada che conduce alla giustizia, essa non inizia certo dall’oblio, ma da un faticoso ricordare.

pubblicato su Evangelizzare aprile 2010
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...