La quantità che scaccia la qualità

Il potere di orientare il gusto televisivo di una nazione (e di tagliare le fette della torta pubblicitaria) è affidato a circa 5000 famiglie. È giusto?

Di nuovo il dicembre 2012. Questa volta non quello della fine del mondo ma della fine della tivù analogica. Già entro novembre prossimo, però, praticamente tutto il Settentrione, oltre a Sardegna, Lazio e Campania, avrà effettuato lo “switch off”. Gran parte del popolo italiano, insomma, potrà finalmente apparecchiarsi davanti alle decine di canali che il digitale terrestre (Dtt) offre e far compiere un balzo darwinistico definitivo alla nostra specie: dall’homo sapiens all’homo zappiens – secondo il neologismo che circola da qualche tempo.

L’innovazione cambierà in meglio la televisione e il nostro rapporto con essa? Grazie alla “interattività” saremo più protagonisti, meno passivi? Digitale “celeste” e tivù via cavo esistevano già, ma come realtà, tutto sommato, di nicchia; la prova del nove sarà quando l’intera l’Italia – che sembra resistere bene all’assalto di internet, a dispetto del sorpasso avvenuto nel 2008 – dovrà destreggiarsi con una overdose di offerta.

Chi scruta le nuove tendenze si aspetta anzitutto a una frammentazione dell’audience, fenomeno comprensibile dovuto alla moltiplicazione dei canali: si comincia già a parlare di “nano-share”, ossia di percentuali di ascolto molto più piccole delle attuali per ciascuna rete.

Un’altra previsione è che i canali tendano ad essere più tematici che generalisti, e che così migliori la qualità dei programmi mentre la pubblicità dovrebbe ripensarsi: più ridotta (date anche le varie pay-tv) e più mirata.

Il fattore umano

Andrà davvero così? E durerà? Ci pare in ogni caso arduo sognare un mondo dove regni l’indice di gradimento, come ai tempi del monopolio, e non più l’Auditel. A dire il vero, la Rai ha ripristinato la rilevazione del gradimento attraverso il “Qualitel” (che all’inizio di quest’anno ha premiato Report, seguito da Che tempo che fa e Parla con me). Ma la “quantità” rimane sempre più interessante per chi vende gli spazi pubblicitari, ossia per i soci di Auditel: Rai, Mediaset, La7, Sky… Quella stessa Auditel che fa da volano, di fatto, al circolo vizioso dell’involgarimento televisivo.

Ma chi è questo Signor Rossi che ha il potere di decretare il successo o il flop di un programma, e dunque il flusso degli introiti pubblicitari ad esso legato?

In attesa che la tecnologia sia in grado di rilevare, una volta cablata ciascuna singola abitazione, il comportamento minuto per minuto di ogni apparecchio televisivo italiano (stiamo scherzando, ma la tecnica si dimostra a volte capace di bruciare sul tempo indovini e profeti), il fattore umano per Auditel è ancora importante. Decisivo. C’è infatti nel sistema di rilevamento un elemento elettronico (il meter, in grado di rilevare automaticamente il canale sintonizzato); un elemento “scientifico” (la selezione di 5.163 famiglie rappresentative del pubblico totale); e c’è la partecipazione cosciente delle persone che devono lasciare traccia, in teoria fedele, della condotta televisiva della propria famiglia attraverso un apposito telecomando.

A un ex “campione Auditel” – una madre con due figli piccoli – abbiamo chiesto di spiegarci come ha vissuto, con il marito, i due anni in cui la sua famigliola è stata “guardata” dal televisore.

Confessioni di un “campione”

«Ci hanno chiamato un giorno per chiederci se volevamo far parte del campione: dal sorteggio era uscita il nostro nome», ci dice la giovane signora, laureata e, come il consorte, occupata. «Ho pensato che, dato che si trattava di un meccanismo piuttosto pilotabile, era meglio fossi io piuttosto che un altro a manovrarlo. Un intento “etico”, insomma, per contribuire ad innalzare un poco la qualità dei programmi.

Funziona così. Un tecnico viene a installarti una “macchinetta” per ogni televisore presente in casa. E ti “profila” chiedendoti età, lavoro, titolo di studio e anche quali altre apparecchiature possiedi. Quando accendi la tivù devi segnalare, attraverso dei codici e il telecomando, quali membri della famiglia sono davanti al teleschermo e, se arriva un ospite, inserire anche la sua età e sesso. Ogni tanto sul display del meter passa una scritta promemoria: “Stesse persone?”. Se l’intera famiglia si assenta per qualche giorno, anche questo va segnalato: “Vacanze”. Il meter rileva anche quando si utilizza il videoregistratore (noi, per esempio, ai bambini facciamo vedere solo cassette o dvd che conosciamo – ma non capisco perché ci abbiano chiesto di registrare tra i “telespettatori” anche il mio bebè!). Di notte, i dati della giornata vengono trasmessi automaticamente ad Auditel per via telefonica.

All’inizio lo credevo quasi un gioco, oltre al fatto che mi stuzzicava l’idea di orientare i dati di ascolto. E in effetti ho cominciato presto a barare. Per determinati programmi accendevo la tivù e segnavo la mia presenza, anche se non potevo rimanere a guardare: parlo di trasmissioni come Ballarò, Annozero, Report… E quando ho capito che si poteva farlo senza problema, aggiungevo pure “ospite A”, “ospite B”… È un meccanismo di facilissima manipolazione. Sicuramente ci saranno ragazzini, fan di Amici e programmi affini, che fanno lo stesso.

In ogni caso, ho finito per sentire questo monitoraggio come un’invasione. Ti condiziona. Io volevo contribuire a un certo risultato, volevo fare la differenza… E così mi sono negata anche la visione di certi programmi “stupidi” che ogni tanto mi sarei voluta concedere.

Dopo un anno e mezzo ci siamo stancati. Il tecnico ci ha consigliato di concludere l’anno per maturare il diritto ad avere un regalino “per il disturbo” (lo stile è quello dei premi a punti del supermercato). Abbiamo così raggiunto anche noi il tempo medio delle famiglie-campione: due anni. Ma si rimane talmente condizionati – per lo meno quando si è spettatori “consapevoli”, come nel mio caso – che anche a casa dei miei famigliari mi viene l’istinto di spegnere immediatamente certi programmi…

Auditel è un bluff. Sulla base della mia esperienza non credo alla sua attendibilità. Anche le persone più “serie” sono portate a manipolare i risultati, o in un senso o nell’altro. È a tua completa discrezione, tutto dipende dall’onestà della persona».

Proprio nei giorni in cui raccoglievo questa confessione, usciva su un grande quotidiano un’intervista simile. Con la differenza che il campione Auditel interpellato aveva confermato la sua disponibilità per ben quindici anni. Titolo del pezzo: “Barare è facilissimo”. L’unica cosa su cui non si può barare è il rilevamento del canale sintonizzato, che avviene automaticamente. Il resto è nella mano di chi impugna il telecomando.

«È vera la falsità»

Dà un certo fastidio essere ipoteticamente conteggiati, anche senza essere campioni Auditel, tra i 6.346.000 di telespettatori, ad esempio (con «picchi di 7.927.000»), della prima puntata della sesta serie di Ciao Darwin. Cifre che sono solo delle proiezioni, beninteso. Ma non sarebbe già sufficiente parlare in termini di share, invece di inferire da un (discutibile) campione statistico dei numeri così “precisi”?

Uno che di statistiche se ne intende, il direttore del Censis Giuseppe De Rita, a proposito del prossimo censimento generale che qualcuno vorrebbe realizzare in forma più “snella” (ed economica), difende l’importanza, oggi più di ieri, del rilevamento a tappeto: l’Italia è diventata un paese «così parcellizzato, che nessun campione per quanto costruito scientificamente rappresenta davvero la realtà».

C’è da temere che neppure il Dtt ci libererà dalla dittatura dell’Auditel. Viene in mente Sera di Pasqua di Eugenio Montale: «Ma forse bisogna dire che non è vero / bisogna dire che è vera la falsità, / poi si vedrà che cosa accade. Intanto / chiudiamo il video. Al resto / provvederà chi può (se questo chi / ha qualche senso). Noi non lo sapremo».

E quando Montale è morto, l’Auditel non era ancora nato…

pubblicato su Evangelizzare giugno 2010
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...