Continente di filosofi

Le opere di filosofia africana sono ancora così rare, in italiano, che è il caso di soffermarvisi quando ne esce una. Tanto più che Filomeno Lopes – autore di altri due titoli in tema (Filosofia intorno al fuoco, Emi, 2001, e Filosofia senza feticci, Edizioni Associate, 2004) – insinua l’emergere di una filosofia africana «italofona», dopo quella lusofona che sta faticosamente infrangendo l’apartheid linguistica delle Afriche di lingua inglese e francese (cui va aggiunta quella arabofona).
Nel suo «modesto studio» E se l’Africa scomparisse dal mappamondo? (Armando Editore, 2009, pp. 429), in realtà non privo di ambizioni, Lopes propone una storia della filosofia africana con un particolare taglio: quello dell’«agire comunicativo». Una dimensione cui egli è particolarmente sensibile anche per via della sua esperienza giornalistica a Radio Vaticana. Alla comunicazione dal punto di vista del muntu (singolare di bantu, dunque l’essere umano neroafricano) dedica perciò tutto un capitolo per evidenziarne i nodi, appunto, filosofici. Quando poi affronta la comunicazione così come è stata presa in esame o, più spesso, sottesa, dai filosofi, l’autore inizia da nomi come Imhotep, Ptahhotep, Kagemni… ossia i pensatori dell’Egitto faraonico, avvalendosi principalmente dell’opera di riferimento di Molefi Kete Asante. Non si limita però ai filosofi africani; l’excursus continua con i sofisti greci e approda alla Scuola di Francoforte passando per il «periodo patristico» (sant’Agostino…) e Leibniz e altri ancora.
Perché, mentre discute di rinascimento africano battendo «la pista per il momento meno percorsa», quella filosofica, Lopes non sogna un’Africa autarchica e autosufficiente, ma un continente in dialogo con il mondo, a partire da quello «euronordoccidentale» che pur non ha l’aria di importarsi della scomparsa di qualche pezzo di mappamondo. Una riflessione che l’autore conduce dichiarando senza ambiguità il suo “pantheon” e presentando il pensiero dei filosofi africani per lui fondamentali. Lo storico e scienziato Cheikh Anta Diop è, per Filomeno Lopes, centrale, con la sua dimostrazione della radicale africanità della civiltà egizia. Ma anche Paulin Hountondji e Marcien Towa sono altri ideali interlocutori, insieme a Eboussi Boulaga, Severino Elias Ngoenha e diversi altri.

Non mancano numerosi riferimenti a Jean-Marc Ela, quantunque teologo e sociologo più che filosofo. La sua presenza in queste pagine è un segno ulteriore che «ridare all’Africa (…) la libertà-speranza capace di verità-liberatrice è compito anche della filosofia africana». In altre parole, in questo continente la filosofia non ama concedersi il lusso delle speculazioni fine a sé stesse; se i filosofi hanno finora interpretato l’Africa – ci sia lecito parafrasare il giovane Marx –, ora si tratta davvero di trasformarla.

Un libro divulgativo ma di un certo impegno, che fa il punto sulla questione con un’impronta personale. Non sempre si potrà concordare con i giudizi espressi (per esempio riguardo a un libro di Giuliano Amato) e, peccato veniale, le note bibliografiche potevano essere completate dalle edizioni italiane esistenti di titoli stranieri. In ogni caso, sicuramente un testo destinato a far riflettere e a rimanere.

pubblicato su NIGRIZIA gennaio 2011
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...