Cosa rimane senza la “D”

Dio-Io-ok-300x152Lavorando a Bologna, non ho potuto fare a meno di vedere qualche 6×3 pubblicitario dell’Unione atei e agnostici razionalisti. Naturalmente ognuno ha il diritto di essere missionario della causa che più gli sta a cuore.

Quello che intristisce è la trovata pubblicitaria. Non la cancellazione della “D” in sé, ma il fatto che, una volta tolta l’iniziale, rimanga solo l’Ego. Direi che la nostra società è già abbastanza, anzi eccessivamente, individualista per non rammaricarmi che il messaggio comunicato dall’Uaar sia quello dell’io,che, una volta finalmente liberatosi della divinità discriminatrice, rimane unico e sovrano.

Mi pareva bello immaginare che, se davvero è urgente liberarsi di Dio, almeno ci restasse un bel noi, o per lo meno un tu. E invece, nemmeno da coloro dai quali potevo aspettarmi una parola nuova, libera, vedo arrivare un messaggio di comunità, di socialità. Davvero l’inferno sono, sempre, gli altri?

(N.B.: Non intendo crocifiggere l’Uaar a una trovata pubblicitaria, ma rilevo come, una volta di più, la ricerca dell’effetto speciale, in una società in cui prevale l’«immagine», ha il sopravvento sul senso. O, come diceva il vecchio McLuhan, è sempre più vero che «il medium è il messaggio»).

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