Ci ammazziamo di meno. A qualcuno dispiace?

Non è vero che tutto va peggio è il titolo di un libro Emi di qualche anno fa che oggi risulta ancor più controcorrente di quando uscì, per non dire del tutto anacronistico. Eppure…

Eppure ieri è uscito un dato che è un colpo di sciabola alla percezione comune (dettata, va da sé, dai media). Nel corso del 2012 sono stati perpetrati in Italia 512 omicidi. Tanti! Troppi! Certamente. È però il minimo storico degli ultimi 40 anni.

«Quando eri giovane tutto andava meglio perché non eri vecchio», scrivevano Michele Dotti e Jacopo Fo nella presentazione del loro libro, datato 2008. «È facile dimenticare com’era realmente la situazione una volta. Abbiamo generalmente un ricordo gradevole dell’infanzia e della gioventù e tendiamo a dipingere quegli anni con il rosa della nostalgia.
Ma le cose stanno decisamente in un altro modo.
Il mondo è migliorato nei secoli in modo consistente e questo miglioramento ha conosciuto una stupefacente accelerazione negli ultimi quarant’anni.
In alcuni casi sembra impossibile.
Quando capita, ad esempio, di discutere dell’orrore della pedofilia, molti sono disposti a giurare che il fenomeno si stia espandendo in modo notevole. Come vedremo si tratta anche in questo caso di un’illusione ottica».

Può apparire come un abbassare la guardia dire certe cose. Per esempio (è sempre il rapporto Eures-Ansa pubblicato ieri a dirlo) che i femminicidi (detti «femicidi» dal rapporto) non sono aumentati percentualmente. Si tratta sempre del 30%, che in termini assoluti significa dunque una diminuzione. E «l’Italia è comunque tra i Paesi meno esposti in Europa a questa tipologia di delitto».

Non c’è comunque da stare allegri, ma chi l’ha detto che dipingere sempre la realtà a tinte più fosche di quanto già non sia motivi, provochi, stimoli, coscientizzi di più? Non è forse il contrario ciò a cui stiamo assistendo? Quella che Francesco a Lampedusa ha chiamato «la globalizzazione dell’indifferenza»?

«Credo che sarebbe sufficiente mostrare la foto di un trapano per dentista di quei tempi [50 anni fa] – scrivono i coautori del libro al termine della loro introduzione, strappandoci un sorriso – per convincere chiunque a cambiare idea. Vorrei proprio vedere chi sarebbe disposto a far cambio e tornare a vivere allora».

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