Garry Davis, chi è costui? (1)

Citizen of the World Garry Davis holding identification card. (Photo by Yale Joel//Time Life Pictures/Getty Images)

“Cittaddino del mondo” (foto Yale Joel//Time Life Pictures/Getty Images)

Ero fuori Italia e non so con quale rilievo la notizia sia stata data dai grandi media, alla fine di luglio.
A giudicare dal numero di pagine reperibili in internet in lingua italiana, direi che l’attenzione è stata pressoché nulla. Mi riferisco al “cittadino del mondo” Garry Davis, morto all’età di 91 anni.

Se ho avuto la ventura di accorgermi della notizia, è perché mi trovavo in Francia in quei giorni, e perché aver curato l’edizione del grande libro sull’Abbé Pierre mi aveva reso sensibile a un personaggio come questo. Ma cominciamo da quanto ha scritto di lui, su Libération del 29 luglio, Pierre Bergé, che oggi è presidente del Consiglio di controllo del quotidiano Le Monde (… ed ha molti altri trascorsi).

«Nel 1948, ero appena arrivato a Parigi quando, una mattina, il mio amico Guy Marchand e io incontrammo un giovane americano che tentava di montare una tenda da campeggio sulla piazza del Trocadéro. Era Garry Davis. Di lui non sapevamo niente, ma non ci volle molto per venire a sapere – e con noi il mondo intero – che era stato aviator e aveva bombardato la cittadina di Royan. Aveva deciso di diventare cittadino del mondo e scelto la piazza del Trocadéro perché, in quel momento, l’Onu aveva la sua sede nel vicino Palazzo di Chaillot.
Ho subito aderito alle sue idee, l’ho aiutato, con altri, a organizzarsi, ho creato e diretto un giornale, La Patrie mondiale, che per scarsità di mezzi è durato solo due numeri. Si unirono a noi delle grandi penne e, poco tempo fa, Les Carnets de l’Herne hanno pubblicato un articolo che André Breton aveva scritto per il nostro giornale ma che, ahimè, non fu più pubblicato.
Si stenta oggi a immaginare l’entusiasmo che Garry Davis suscitò. Organizzammo una quantità di meeting in cui prendevano la parola Sartre, Camus, Breton, Queneau e molti altri. Ricordo una serata al Vél d’Hiv, il Velodromo d’Inverno che allora esisteva ancora, pieno stipato, quando l’intero padiglione inneggiò a Garry.
Ricordo – e come dimenticarlo? – quel pomeriggio del 18 novembre 1948, avevo appena compiuto 18 anni, quando interrompemmo una seduta dell’Onu. Avevamo ottenuto una trentina di posti nel “loggione” e, quando il rappresentante dell’Urss prese la parola, Garyy si alzò, arringò l’assemblea e si mise a lanciare dei volantini. Noi facemmo lo stesso. Intervenne quasi subito la polizia militare.
Fummo arrestati in tre: Albert Camus, Jean-François Armorin ed io. Ci rinchiusero in una cella e vi passammo una notte tutto sommato piacevole. Non l’ho dimenticata, perché non capita tutti i giorni l’occasione di trovarsi rinchiusi con un furto Nobel della letteratura.
Il movimento poi si sgonfiò, la politica si riprese i suoi diritti. Non c’era più spazio per le idee libertarie e poetiche. Garry continuò da solo la sua lotta. Apolide, poteva viaggiare con grande difficoltà. Ho avuto però l’occasione di ritrovarlo a Parigi pochi anni fa. Eravamo entrambi emozionati. Lui, perché non gli erano rimasti più molti testimoni di quei giorni. Io, perché quello gu un momento importante della mia gioventù.
Mi sono impegnato in seguito in altre cause, ma non ho più ritrovato lo slancio di allora.
Garry adesso è morto. Aveva 91 anni È restato fino alla fine fedele al suo ideale, che ha saputo condividere con noi. Possa venire un giorno qualcun altro che ci voglia rendere cittadini del mondo! È quello che spero, senza crederci troppo, purtroppo».

Fin qui, Pierre Bergé. In un prossimo post, la testimonianza dell’Abbé Pierre.

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