La speranza che viene dai novantenni (o giù di lì)

Bettazzi_web-300x235Bisogna aspettare un novantenne, a volte, per godersi qualche ventata di futuro. Come Luigi Bettazzi, che con perfetta lucidità, fluidità di parola, ironia e vero e proprio senso dell’humour che gli conoscevamo, una volta di più sa incontrare un pubblico trasmettendogli speranza.

È successo una volta di più questo pomeriggio alle porte di Bologna, in uno dei tantissimi appuntamenti cui si sottopone volentieri – 200 volte, anzi «201», puntualizza – in un solo anno. Siamo nel cinquantennale del Vaticano II e lui è praticamente l’ultimo «ippopotamo» (così si è scherzosamente autodefinito) che si può ancora vedere da vicino. I padri conciliari in Italia sono ormai ridotti al lumicino e… nessun altro, ormai, ha la forza di fare tour de force come l’ex vescovo di Ivrea.

Rispondendo a una raffica di domande preparategli dal locale gruppo di Pax Christi, Bettazzi ha soprattutto comunicato la sua felicità nel constatare come la primavera del Concilio – in particolare temi come la povertà (o almeno semplicità) della chiesa, la collegialità, la pace – abbia ripreso d’improvviso e con forza il suo corso con l’avvento di papa Francesco. Lo ha fatto attraverso aneddoti, anche barzellette, e pescando nel suo tesoro di ricordi cose vecchie e cose nuove, un po’ come lo scriba del Vangelo di Matteo. Sottolineando, per esempio, la grande e bella novità della costituzione del gruppo di otto cardinali-consiglieri. Perché non è certo la Curia la custode della Tradizione per diritto divino…

Un’altra sua sottolineatura sarà rimasta nella memoria di chi era presente all’«intervista» di oggi: la sua convinzione che è importante «camminare insieme» (citando anche la famosa lettera pastorale del cardinale di Torino Michele Pellegrino – 1971). Questo, anche rispondendo a chi, negli anni, gli ha quasi rimproverato di non essere abbastanza di rottura, lui che tante cose storte nella chiesa le vedeva con chiarezza e avrebbe quindi potuto accelerare maggiormente (in proposito ha citato, con rammarico ma con fare amichevole, il diverso stile di Jacques Gaillot, il vescovo francese che si è spinto così in là nella sua visione di una chiesa diversa da venire infine sollevato dal suo incarico).

Novantenne, certo, non è ancora Raniero La Valle (83 anni fra pochi giorni), in ogni caso è anch’egli un uomo che sa trasmettere speranza. L’altro ieri, sempre a Bologna, parlando di “nuova” legge elettorale e di democrazia in pericolo, in verità i contenuti non erano di per sé molto ottimistici. Non potevano esserlo, dato il tema. Il senso di speranza, in questo caso, viene dal vedere una persona che per una vita intera porta avanti, e continua a farlo senza stanchezze, anzi con crescente lucidità e capacità di comunicare, una “fede” (potrei togliere le virgolette) e un impegno, a dispetto di tante circostanze che avrebbero potuto farla crollare.

Corollario. A incontri pubblici come i due succitati, non si vede praticamente un giovane. Non è un rimprovero a loro, ma un interrogativo a “noi”.

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