Black noir

«Il mio nome è Bunda. Jaime Bunda». E fra tutti i detective letterari africani è lui, probabilmente, il più simpatico e divertente. Bunda a dire il vero non è il cognome: significa “deretano”, in un portoghese colloquiale, e il tafanario di questo «James Bond sottosviluppato, senza tecnologia» – come lo definisce il suo autore – è effettivamente esagerato.

Una goffaggine che fa il paio con quella di investigatore: Bunda, giovane tirocinante dei servizi segreti angolani, «finisce anche per scoprire, ma non quello che cercava».
Il creatore del personaggio è un autore dal passato serissimo, come scrittore nonché come politico e, prima ancora, militante in prima linea per l’indipendenza. Pepetela è il nome d’arte di Arthur Carlos Maurício Pestana dos Santos, premio Camões 1997. Di famiglia portoghese ma nato in Angola, prese partito fin da giovanissimo per il popolo colonizzato, credendo a lungo nel sogno socialista. Oggi gli rimane la disillusione, ma non rinuncia a dare il suo contributo alla lettura della società contemporanea, foss’anche in chiave satirica e attraverso un genere, il noir, che non vuol essere più figlio di un dio minore della letteratura.

Questo genere, che peraltro conosce molte varianti, in Africa ha fatto capolino, a quanto pare, nel 1984: con L’archer bassari Modibo S. Keita riportò il Grand prix littéraire d’Afrique noire l’anno seguente. In realtà due anni prima aveva già esordito la serie dell’ispettore Alì, per mano del marocchino Driss Chraïbi; ma si sa, spesso occorre seguire in parallelo le vicende dell’Africa nera e quelle del Maghreb. E all’interno di quest’ultimo un posto particolare va lasciato all’Algeria, paese da dove escono i polar (i francesi li chiamano così) più duri – e non a caso, se abbiamo una vaga idea della storia del paese. Il nome che s’impone è quello di Yasmina Khadra – prese a scrivere in pieni anni ’90, quelli dell’offensiva fondamentalista – con il suo ispettore Llob protagonista di Morituri e Doppio bianco.

Anche l’Africa australe, del resto, ha le sue peculiarità: oltre a Pepetela sono spesso dei bianchi i primi romanzieri… noir, dallo Zimbabwe al Sudafrica: da Alexander McCall Smith con la sua detective Precious Ramotswe, unica “signora in giallo” della nostra rassegna, a Deon Meyer, entrambi molto tradotti in italiano.

Ritorniamo allora nell’Africa subsahariana, non prima di sottolineare l’interesse che, a prescindere dalle geografie, questa letteratura riveste. Almeno da Jean-Claude Izzo in qua – l’italo-marsigliese padre del “noir mediterraneo” – il giallo che si colora di noir si rivela uno strumento appropriato per raccontare una società nelle sue pieghe più inconfessabili e, spesso, al contempo anche più umane. L’indagine su un omicidio, o la caccia a un serial killer, ben si presta sia alla denuncia (del malaffare, del degrado, della corruzione…) sia a uno sguardo, empatico e non moralista, su qualche squarcio di umanità ferita o poco visibile.

Accade anche con il commissario Habib e il giovane ispettore Sosso, così diversi e così complementari tra loro, che dalla grande città, Bamako, si ritrovano catapultati tra i dogon, oppure tra i pescatori bozo. Benché africani, non sarà facile per loro destreggiarsi tra i codici di altre culture e magie non familiari. Peccato che Moussa Konaté, l’intellettuale che ha anche dato vita al festival Étonnants Voyageurs, versione maliana dell’omonima manifestazione bretone, se ne sia già andato, sessantenne, poco più di un anno fa. Aveva sicuramente altre inchieste da affidare al buon Habib.

Cambiando paese, almeno altri due nomi da non perdere (per restringerci a quelli con titoli in edizione italiana): il senegalese Abasse Ndione e Alain Mabanckou, prolifico autore congolese che pare non sbagliare un colpo. Il primo è uno scrittore di rottura, ha affrontato temi all’epoca tabù per la sua società: il consumo di droga e le escissioni femminili. L’altro nei suoi noir non fa mai mancare una buona dose di ironia e umorismo e, con Zitto e muori, porta l’azione nella comunità congolese di Parigi. Analogamente a quanto fa, sul tono della commedia, l’italo-algerino Amara Lakhous, ideale allievo di Carlo Gadda, con il suo Scontro di civiltà… ambientato a Roma.

E con tante scuse a quelli non nominati…


I libri di cui parliamo

Pepetela, Jaime Bunda, agente segreto (e/o)
Driss Chraïbi, L’ispettore Alì al villaggio, L’ispettore Alì al Trinity College, L’ispettore Ali e la C.I.A. (Marcos y Marcos); L’ispettore Alì (Zanzibar)
Yasmina Khadra, Morituri; Doppio bianco (e/o)
Moussa Konaté, La maledizione del dio del fiume (e/o); L’assassino di Banconi, L’onore dei Kéita, L’impronta della volpe (Del Vecchio)
Alexander McCall Smith, Precious Ramotswe, detective (Tea); Le lacrime della giraffa, Morale e belle ragazze, Un peana per le zebre, Il tè è sempre una soluzione, Un gruppo di allegre signore, Scarpe azzurre e felicità (Guanda)
Deon Meyer, Afrikaan Blues (Mondadori); Tredici ore, Safari di sangue (e/o)
Abasse Ndione, Vita a spirale, Ramata (e/o)
Alain Mabanckou, African Psycho (Morellini); Zitto e muori (66th and 2nd)
Amara Lakhous, Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio (e/o)
pubblicato su AMANI maggio 2015
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