Ma allora le parole non contano niente?

Charlie-Brown_3A costo di alienarmi qualche simpatia, lo voglio dire: la compatta sollevazione di scudi contro la richiesta di condanna per Erri De Luca – e anche contro l’opportunità stessa di un processo per le sue frasi pronunciate contro la Tav – non mi convince del tutto, anche se sono contrario alla Tav (come pure a ogni forma di violenza) e anche se amo lo stile e il pensiero dello scrittore. Senza entrare nel merito giudiziario (e mi auguro che in ogni caso De Luca non debba gustare le patrie galere), mi pare che fin qui non abbiano trovato spazio due considerazioni.

La prima è… “banale” (anche se mi ripugna metterla per iscritto), e cioè che, se la libertà di parola ai limiti dell’«istigazione» è ammissibile in un caso (come questo), va ammessa – senza stracciarsi le vesti – in tutti gli altri casi, anche quelli di segno opposto, fino all’apologia del fascismo, all’invocazione delle cannonate sui barconi verso Lampedusa, alle t-shirt antislamiche esibite da ministri della repubblica, ecc. ecc.

L’altra considerazione, che per il sottoscritto è anche più sostanziale e “filosofica”, è che una posizione che difenda la libertà di parola a tutti i costi – poiché la parola è di per sé disgiunta dall’eventuale azione che ne potrebbe conseguire – paradossalmente rivela una radicale “miscredenza” nella parola umana. Ovvero, qualsiasi cosa io possa dire – cittadino anonimo o personaggio pubblico che sia – do per assunto che non servirà matematicamente a nulla. Non sortirà alcun effetto pratico. Ogni presa di posizione pubblica sarebbe dunque solo un intimo flusso di coscienza accidentalmente espresso ad alta voce. Un agnosticismo, insomma, che ha per oggetto non l’Essere supremo ma il nostro stesso linguaggio.

Certamente l’esperienza della maggior parte di noi comuni mortali è quella di parlare al vento anche quando ameremmo essere ascoltati e possibilmente incidere sulla realtà. Nel caso di De Luca, poi, non ho bisogno che qualcuno venga a convicermi che i guastatori in Val di Susa si sono a decisi ad agire ben prima e ben a prescindere delle espressioni dell’autore della Parola contraria (e aggiungiamo, con Gramellini, che sfondare una recinzione non è la stessa cosa che uccidere qualcuno!). Ma mi fa specie che proprio chi per mestiere e per passione (giornalisti, scrittori, intellettuali) si serve principalmente della parola, la consideri poi, nella sua essenza, un’arma giocattolo.

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