Ogni amore… è indissolubile

Ogni amore vero è indissolubile: è il titolo di un piccolo libro* uscito pochi mesi fa che sembrerebbe non preannunciare niente di nuovo, tanto l’affermazione pare fin troppo “cattolica”. Errore! Non è la solita e ripetitiva, per quanto rispettabilissima, tirata sull’indissolubilità del matrimonio in chiesa, dopo il quale si può tollerare la separazione e tutt’al più il divorzio, purché senza seconde nozze.

L’autore, che è vescovo di Orano in Algeria ed era avvocato prima di entrare in religione (nell’ordine domenicano), ha scritto un centinaio di pagine che sono un gioiellino di riflessione (anzi, un’«arringa», secondo l’originale sottotitolo in francese). E che apportano elementi nuovissimi nella riflessione sul tema – che mi pare spesso vittima di opposte tifoserie più che oggetto di argomentazioni ponderate – e, al tempo stesso, molto tradizionali. Ma ai quali pare non si pensi più. Per esempio il fatto che, appunto, «ogni amore vero è indissolubile», ma non a partire dal sì in chiesa bensì in quanto disegno originario del Creatore, quel disegno «in principio» che Gesù evoca davanti ai farisei che gli tendono una trappola giuridica e che rinvia non direttamente a un contesto ecclesiale né intragiudaico: rinvia all’antropologia profonda di Dio sull’essere umano.

Sorprendentemente per chi non vi abbia già riflettuto, da questa visione discende non una rigidità ancora maggiore sull’indissolubilità del matrimonio, ma una lettura diversa (da quella mainstream) anche delle seconde nozze. Una volta che queste siano consolidate, messe alla prova della durata e probabilmente con un amore più maturo che non la prima volta – e a maggior ragione se hanno fruttato anche qualche figlio –, si tratta di una situazione ormai irreversibile. Anche questo è ormai un «amore indissolubile»!

Jean-Paul Vesco, appunto il vescovo-avvocato-teologo (che è anche presente al Sinodo in corso), aggiunge la distinzione tra “reato istantaneo” e “reato permanente”. E lamenta che il diritto canonico non la contempli come invece fa il diritto civile, assimilando di fatto il divorzio/ri-matrimonio a un reato permanente. Mentre, se permanenti sono le conseguenze del “reato” (la seconda vita coniugale), quel tipo di reato non può essere considerato che istantaneo (l’analogia – un po’ brutale ma efficace – è tra l’omicidio e un furto dopo il quale il ladro conserva la refurtiva).

Una simile prospettiva, che appare molto convincente anche se ovviamente in Francia ha suscitato vivaci reazioni (in Italia mi pare che quasi nessuno, almeno a giudicare dagli echi sul web, si sia accorto dell’uscita del libro), apre a una gamma di possibili soluzioni pastorali. Non perché la dottrina venga a essere minimizzata a vantaggio della misericordia, ma perché viene rimessa in questione la ricaduta canonica della dottrina. La situazione attuale dichiara, nei fatti, che esiste un peccato (l’unico!) imperdonabile su questa terra. Sarebbe, questa, “sana dottrina”?

Ma non vado oltre per non rischiare di essere un cattivo avvocato di Vesco. Meglio leggerselo di prima mano (bastano undici eurini). Aggiungo solo che appoggiano la sua posizione anche gli altri vescovi (che non sono poi molti: attualmente due!) dell’Algeria.

* Jean-Paul Vesco, Ogni amore vero è indissolubile, Queriniana, 2015
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