Colloquio con René Girard | Novità: la vittima è innocente

girard_reneGuerre “etniche”, terrorismo fondamentalista, criminalità dilagante, conflitti territoriali… e la sensazione che le analisi economiche, politiche, storiche, sociali, non ci dicano tutto delle cause della violenza. Abbiamo cercato di andare più a fondo con un uomo che ci riflette da quarant’anni.

Per capire René Girard occorre prima di tutto intendere i suoi termini chiave. Desiderio mimetico: quell’istinto di imitazione che sta alla base delle possibilità di apprendimento di un bambino, ma che può scatenare, presso gli adulti, una spirale di violenta “rivalità mimetica”. Il sacrificio: «a spese di una vittima non solo incapace di difendersi, ma del tutto impotente a suscitare la vendetta poiché unisce tutti contro di essa. Il sacrificio è solo una violenza in più… ma è la violenza ultima, l’ultima parola della violenza». Il capro espiatorio: che lo è proprio perché non è riconosciuto come tale; è una “vittima arbitraria”.

Professore, lei scriveva Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo in un momento, gli anni ‘70, in cui il secolarismo sembrava irreversibile; oggi assistiamo a un ritorno in forze del religioso, diventato anche un business. Dopo vent’anni, considera la sua analisi di allora ancora valida?
Quando si parla di ritorno del religioso, ci si riferisce molto anche al fondamentalismo, che viene visto come vigore del religioso, ma per me è piuttosto un sintomo di crisi. Il fondamentalismo è il primo fenomeno transreligioso che si conosca nella storia delle religioni. Il paradosso del fondamentalismo, in qualsivoglia religione, è che non vorrebbe entrare in contatto con le altre religioni, mentre di fatto è un fenomeno universale che non vorrebbe esserlo: ci sono dei tratti comuni (non necessariamente la violenza) in tutti i movimenti fondamentalisti. E questo dimostra come la mondializzazione dei fenomeni culturali sia oggi reale.
Ma se il fondamentalismo è così diffuso, è perché c’è una minaccia, vera o presunta, che incombe – non su tutto il religioso ma su un certo tipo di religione: evidentemente su quelle sacrificali. Il fondamentalismo è sempre una religione sacrificale.

Che cosa dunque minaccia il religioso?
Fino alla metà del secolo nessuno avrebbe esitato a dire: la scienza. Oggi questa risposta è superata, perché la scienza non ha fallito, ma è il suo stesso successo che ne mostra i limiti. Allora cosa minaccia il religioso? Ebbene io dico: il cristianesimo, in quel che ha di essenziale, che abbatte ogni forma di chiusura religiosa, politica e sociale di culture che si escludono le une le altre. La reazione fondamentalista è, dappertutto, l’esclusione che cerca di difendersi.

Vuol dire che il cristianesimo non è una religione.
È un’altra forma di religione. In Delle cose nascoste… mi concentravo sulle religioni natural-culturali, quelle del capro espiatorio, della chiusura… religioni di cui l’umanità non ha potuto fare a meno per la maggior parte della sua storia. Oggi questo tipo di religione è minacciato. E io dico: il cristianesimo è antisacrificale.

Un esempio.
Il più chiaro per me è il giudizio di Salomone, che propone di tagliare in due il bambino conteso tra due donne: è la soluzione sacrificale, che viene accettata da una delle due parti; l’altra donna invece cede il bambino, rinuncia (si “sacrifica”, ma non si può utilizzare la stessa parola per due azioni così distanti tra loro).
Ci si può domandare perché le due donne stiano nella stessa storia: c’è tra loro un’opposizione radicale, ma anche un legame. Bisogna cioè saper vedere la rottura totale tra i due tipi di donna – cioè di religione –, ma si può in qualche modo anche parlare del carattere “profetico” delle religioni. Perché nelle religioni sacrificali gli uomini adorano, senza rendersene conto, le loro vittime.
Ancora: quando i Vangeli dicono “satana” – l’accusatore, colui che è omicida fin dall’inizio –, questo si oppone al Paraclito, l’avvocato difensore. E questi sono i due tipi di religione. Ma il Paraclito è Dio, la terza persona della Trinità, e Cristo dice «vi invierò un altro Paraclito». Dunque dice di sé stesso che è avvocato difensore.
Oggi nessuno parla più di satana, o quando se ne parla è in rapporto con la magia; ma… e se lo definissimo come la falsa trascendenza? (La trascendenza delle religioni sacrificali è falsa – il che non significa affatto che le religioni siano cattive).
E poi questa idea della croce che rappresenta la fine di satana (idea che gioca un ruolo di primo piano nei padri della chiesa e resta presente nell’ortodossia greca e russa); l’Occidente l’ha trovata inquietante e irrazionale, ma diventa razionale nella lettura mimetica. La croce distrugge il potere di satana perché è lui il signore del meccanismo vittimario. Gli uomini sono in debito con satana perché è lui che apporta loro la sola pace che essi conoscano, che è la pace del capro espiatorio.

Ma dove sta esattamente la novità dei Vangeli?
Nietzsche afferma che i Vangeli sono un mito molto diverso dagli altri miti, perché questi ultimi accettano il sacrificio. Gesù Cristo e Dioniso: stessa morte collettiva e stesso martirio, la differenza sta nell’interpretazione: i miti accettano che le vittime siano colpevoli; i Vangeli difendono la vittima. Nietzsche si fermava ad una spiegazione di tipo sentimentale. Ma se la tesi del capro espiatorio è vera, i Vangeli dicono la verità scientifica: che la vittima è necessariamente innocente perché capro espiatorio; anche se Edipo è colpevole (del parricidio, dell’incesto…) non è colpevole della peste a Tebe.
Oggi si parla di postcristianesimo… sciocchezze, il cristianesimo non è mai stato così presente. Per funzionare sul piano sociale non ha bisogno di fede; le persone sì che hanno bisogno della fede, ma non il cristianesimo per decomporre le società basate sul capro espiatorio, perché sono gli oppressi, le vittime, che se ne incaricano. Tutte le lotte sociali e politiche non sono altro che questo.

Quel che oggi è sconvolgente è la sensazione di una violenza estremamente diffusa, all’interno delle società stesse.
Credo che si debba parlare in termini di contagio mimetico. Non esistono più barriere, dopo che la legge religiosa ha perduto il suo potere. C’è un tale contagio (spirale di vendette) che si può parlare di crisi sacrificale.
E c’è una decomposizione delle istituzioni, con un lato positivo – come la fine dei miti dell’autorità – e con lati negativi che occorre riconoscere. Una situazione senza regole come la nostra esige un’abnegazione sempre maggiore da parte dei singoli. Se questa abnegazione non esiste, andremo peggiorando; se invece si moltiplica, avremo una situazione ben migliore di quando la legge, che di per sé è violenta, funzionava. I due aspetti sono compresenti nel nostro mondo, e non sappiamo mai quale dei due avrà il sopravvento sull’altro.

Al di là delle cause immediate di ogni caso di violenza, individuabili volta per volta, quali sono le sue vere radici?
L’escalation della rivalità, che tende a dimenticare gli oggetti che l’hanno occasionata e a farsi rivalità pura. Dal momento in cui si trovano due gruppi uno di fronte all’altro, il pericolo di escalation, di concorrenza, è presente. Una volta si diceva che il feudalesimo era il responsabile della guerra; poi, nel XVIII secolo, erano i re; per il marxismo, era la borghesia; in seguito le ideologie e, quando tutto è crollato, si torna al razziale e al religioso.

Il contagio mimetico è insomma il “peccato originale” dell’umanità.
Ho dei nipotini e lo vedo in maniera esemplare. Non sono mai contenti del giocattolo che hanno, preferiscono sempre l’oggetto del fratellino, dell’amico… Al loro livello non è grave, ma poi…

Allora l’essere umano è intrinsecamente cattivo?
No, visto che è capace di resistere alle sue pulsioni. Solo il Cristo è capace di farlo davvero, ma l’uomo può convertirsi.

In che modo? Svelando il meccanismo… Prendendone coscienza?
Non basta, è necessario opporre un rifiuto all’escalation. Siamo ai precetti del regno di Dio: «Se ti schiaffeggiano su una guancia, offri l’altra»… Il XIX secolo ha creduto che si trattasse di un programma politico, di uno stile di vita costante. Non è questo. È quando si presenta la minaccia di un’escalation mimetica che è il momento di cedere, non è una regola da applicare meccanicamente a tutte le situazioni. Di solito la maggior parte degli uomini hanno delle relazioni normali con i loro simili.
Ma se avverto una provocazione, avrei voglia di rispondere con un’altra provocazione: è il principio della vendetta. Ora, la sola maniera di cambiare strada è rinunciare fin da subito all’escalation mimetica.

Il compito delle chiese non sarebbe allora quello di “evangelizzare” su questo punto?
E di difendere il cristianesimo. Senza dire che necessariamente tutte le religioni sono uguali. Senza lasciarsi bloccare dal timore di fare opera di proselitismo. Non c’è altra soluzione: abbiamo qui la verità teologica del cristianesimo e la verità scientifica del conflitto umano.
E invece le scienze dell’uomo si sono sviluppate senza parlare del conflitto, come se ci fosse una bontà naturale dell’uomo (è la tesi del XVIII secolo). L’antropologia non parla di conflitto. In America, nei musei sugli indiani, la sola violenza che appare è la violenza occidentale, senza la minima allusione alle guerre interne tra gli indiani. È una visione neo-hollywoodiana. Tanto ridicola quanto dire, come si faceva prima, che la violenza è solo degli indiani. È l’errore inverso, ma è lo stesso sistema della violenza a funzionare: l’evacuazione della verità. Adesso è l’Occidente che fa da capro espiatorio, ma così non si esce dalla logica di sempre. È forse uno stadio per il quale bisogna passare ed è senz’altro migliore del precedente. Ma è ancora una maniera di fare delle vittime. Gli antropologi hanno formato una sorta di cordone sanitario attorno alle culture e non si può più dire niente.
Le altre religioni poi, che oggi cercano di sfuggire al sacrificio, spesso accusano il cristianesimo di essere la più sacrificale di tutte perché divinizza la vittima, come facevano le civiltà arcaiche. Ma il cristianesimo lo fa per motivi esattamente contrari: la vittima arcaica era divinizzata perché non era riconosciuta come capro espiatorio, il Cristo è divinizzato perché rivela la falsità di tutti gli dei-capri-espiatori. E al tempo stesso mostra che c’è qualcosa di profetico nelle religioni che divinizzavano le loro vittime: nonostante tutto, permettevano agli uomini un certo progresso morale, una forma di rinuncia alla violenza incontrollata, anche se esse stesse erano penetrate di violenza.

Pubblicato su NIGRIZIA 4/1998
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