Libri (africani) per sempre

libri_amani_5-16La valigetta di libri africani da portarsi su un’isola deserta? Mi rifaccia la domanda…

Nel 2001 la Zimbabwe International Book Fair già provvide a stilare l’elenco dei cento migliori titoli africani del XX secolo, tuttora disponibile online (googlare “africa’s 100 best books“). È dunque superfluo ricopiarlo. Comunque troppi, per una valigetta. Restringo così il ventaglio a pochi titoli, solo in versione italiana e senza neppure azzardarmi a distillare un canone di opere imperdibili – non ne avrei la competenza. Mi limito a qualche libro letto che, anche a distanza di anni, mi risveglia qualcosa dentro, anche ove non ne ricordi esattamente il contenuto.

E parto dalla poesia. Consapevole delle raffiche di critiche di cui la negritudine è stata bersaglio, specie nella sua versione senghoriana e soprattutto in seno al mondo intellettuale africano, difendo comunque la lirica di Léopold Sédar Senghor con la sua capacità di accompagnare l’anima nera, con la sua dignità e bellezza, all’«appuntamento del dare e del ricevere» con la «civiltà dell’universale». Diverse le edizioni in cui le sue raccolte sono apparse in italiano, ad esempio Canti d’ombra e altre poesie uscito per Passigli. Quello poetico è peraltro un genere molto praticato, dai vati della negritudine e non solo: pensiamo ai quattro volumetti dei Poeti Africani Anti-Apartheid (Edizioni dell’Arco), o all’ambientalista Niyi Osundare (L’occhio della terra, Le Lettere) che abbiamo incontrato nello scorso numero di Amani.

Ma il background originario della letteratura africana è la “oralitura”, e in proposito segnalo due opere diverse. Con Fiabe africane (pubblicate nel 1955 da Einaudi nella collana “Gli Struzzi”, per volere di Italo Calvino) i racconti popolari del continente acquisirono uno statuto non più unicamente antropologico ma letterario. L’altro caso è quello di Amadou Hampâté Bâ e del suo Kaydara. Non proprio suo, a dire il vero, trattandosi di un affascinante mito iniziatico fulbe che il grande uomo di cultura maliano mise per iscritto. È un testo che fa toccare con mano come le tradizioni orali africane non siano solo proverbi, favole o genealogie, ma possano raggiungere vette di complessità, con letture possibili a più livelli. Lo dimostra la stessa traduttrice Nike Morganti, che a Kaydara ha dedicato un commentario (anch’esso edito da Ibis), Fiume bianco al paese delle acque nere. Di Hampâté Bâ (è lui quello di «quando in Africa muore un vecchio, è una biblioteca che brucia») è inoltre disponibile un’altra dozzina di titoli, una vera miniera per accostarsi allo spirito africano profondo. Mentre, per mettere a fuoco come “funziona” la religione tradizionale, c’è sempre Oltre la magia di John Mbiti (Sei) e, in campo cristiano, La mia fede di africano di Jean-Marc Ela, forse l’unico vero “teologo della liberazione” nel continente (a parte il caso sudafricano).

Ma nella valigetta per l’isola deserta non può mancare la narrativa. Possiamo metterci Mhudi (Baldini Castoldi Dalai), il primo romanzo di autore sudafricano nero: scritto nel 1913 ma pubblicato integralmente solo nel 1978. L’autore, lo tswana Solomon Tshekisho Plaatje, primo segretario dell’African National Congress, mette in scena una donna, Mhudi, che con il marito tiene testa a un ufficiale di Shaka Zulu. Epopea e storia d’amore al tempo stesso. Con un salto a piè pari fino ai giorni nostri, non può mancare qualcosa di Alain Mabanckou, con la sua formidabile e divertente satira sociale (Pezzi di vetro, per esempio) ma anche capace di dolcezza (Le luci di Pointe-Noire; entrambi per 66thand2nd). Tra le autrici, indimenticabile rimane Mariama Bâ con il suo Cuore africano (edito da Sei e ultimamente da Modu Modu come Amica mia), una «lunga lettera» che condensa, con scrittura d’arte, la condizione femminile in Senegal. Praticamente l’esordio dello scrivere africano al femminile. All’altro capo del continente, in Mozambico, Paulina Chiziane in Niketche (La Nuova Frontiera) demolisce la poligamia con uno stratagemma tutto da leggere.

Si direbbe che mi sia dimenticato di nigeriani e keniani… e molti altri ancora. Ma qui finisce lo spazio per questo gioco. (Perché non continuarlo, con la partecipazione di tutti, su uno spazio web condiviso?).

pubblicato su AMANI maggio 2016
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