Una seconda vita per gli oggetti della quotidianità

Coll. Mizzau-Contento

Foto Andrea Scardova / IBC

È stata presentata domenica 23 ottobre, nella cornice di Palazzo Malvezzi de’ Medici nel cuore di Bologna, una raccolta di circa ottanta oggetti di cultura materiale e immateriale provenienti in gran parte dall’Africa occidentale. Si tratta di pezzi di artigianato tradizionale realizzati non a uso turistico ma per la vita quotidiana. Maschere, strumenti agricoli, calzature, amuleti… con una destinazione pratica oppure simbolica (entrambe, spesso). Oggetti simili ad altri che non è difficile osservare negli specifici musei etnografici, ma che questa volta sono al centro di un’articolata operazione pedagogico-culturale.

Si tratta infatti di reperti di una collezione – quella dell’antropologo Giorgio Mizzau e della moglie Silvana Contento – che è stata donata alla Biblioteca Amílcar Cabral del capoluogo emiliano. Per valorizzarla al meglio, sono stati coinvolti l’Istituto per i beni artistici e culturali dell’Emilia-Romagna – dal 2004 promotore del Progetto “Etno” per il rilevamento del patrimonio culturale extraeuropeo in regione – e la locale Accademia di Belle Arti. Un gruppo di allievi di quest’ultima si sono dedicati, nel corso del presente anno, al restauro delle opere, e sta qui uno degli aspetti più originali dell’iniziativa “Ferro, paglia e fuoco”, come è stata denominata. L’operazione, infatti – come sottolineano le insegnanti dell’Accademia coinvolte – si presentava con problematiche peculiari rispetto alle abituali attività di restauro. Si è reso anzitutto necessario uno studio sull’uso e sul senso “spirituale” degli oggetti, sotto la guida dell’antropologo Cesare Poppi. Non sempre una perfetta ripulitura che cancelli il vissuto di uno sgabello, per esempio, è l’intervento più opportuno; quel seggiolino è ormai carico della storia della persona cui è appartenuto, e un intervento maldestro o troppo meticoloso potrebbe avere effetti collaterali (di tipo “magico”) indesiderati, a scapito della salute dell’antico proprietario o dei suoi familiari. Bisognava insomma evitare la «musealizzazione».

Coll. Mizzau-Contento

Foto Andrea Scardova / IBC

L’attività ha coinvolto anche la sezione design dell’Accademia, con lo studio, sempre da parte degli studenti, dell’immagine coordinata della rinnovata Collezione Mizzau-Contento, che a breve rimarrà esposta presso la Biblioteca Cabral, dove diventerà occasione di nuove iniziative di divulgazione e approfondimento.

Articolo pubblicato su NIGRIZIA dicembre 2016
Qui la pagina con la presentazione del progetto e i link per approfondire.
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