Emmaus, o le strade della vita

Emaus, di Mino Cerezo, Panama

Non a torto quella di Emmaus rimane una delle pagine più amate e fascinose dei vangeli. Ha dalla sua una suggestione narrativa potente e, naturalmente, un potenziale teologico inesauribile. Tutti caratteri che appaiono ancor più evidenti in controluce con i tempi attuali, così carichi di incertezze e paure. Crescente divario ricchi-poveri su scala locale e internazionale, movimenti migratori che esigono risposte non più rinviabili, guerre e terrorismo, il pericoloso approssimarsi della lancetta all’ora X nucleare… E, peggio ancora, l’affermarsi di leader politici che sdoganano il discorso discriminatorio, razzista, nazionalista, bellico, sprezzante dei diritti e del diritto, che si credeva relegato ad altre epoche. Come non sentirci in sintonia, dal di dentro, con i sentimenti di dolore, smarrimento, confusione e paura, di Cleopa e del suo compagno? (O compagna? Non è affatto un’ipotesi peregrina, e almeno un artista – il “pittore della liberazione” padre Mino Cerezo – ha osato mostrarci i due di Emmaus come una coppia uomo-donna).

Ma un testo è fatto di parole. Prestiamo attenzione ad alcune di esse. Anzitutto quelle che hanno a che vedere con l’andare, almeno una decina tra verbi e sostantivi: camminare, venire, via… Anche il “forestiero” che noi ascoltiamo nella versione liturgica ha una valenza di movimento: c’è chi traduce come “pellegrino”. Comunque sia, è chiaro che Gesù dai due di Emmaus non viene riconosciuto come tale e neppure come uno della zona. Lo prendono per uno venuto da fuori (arrivato a Gerusalemme in occasione della Pasqua): dev’essere proprio un estraneo per non avere raccolto la notizia del giorno! E qui ci sarebbe da dire appunto anche sul vocabolo greco per “pellegrino” o “forestiero”: paroikeis, dalla cui radice viene anche la nostra “parrocchia”. Noi siamo usi comprenderla come una realtà territoriale “indigena”, quando invece i veri “parrocchiani” sono i pellegrini… coloro che vengono da fuori. Stranieri. Guarda caso, in un’altra lettura di questa domenica, Pietro esorta a «spendere con timore il tempo del vostro pellegrinaggio» – paroikía –, qui da intendere come sinonimo dell’esistenza. (Ovviamente, «timore» non significa paura; è il modo biblico per definire, ricorda papa Francesco, «l’abbandono nella bontà del nostro Padre che ci vuole tanto bene»).

Se poi prendiamo la geografia di tutto l’andare e venire presente in questa pagina, notiamo come il “cammino di fede” di Emmaus non lo sia solo per modo di dire. Subito al primo versetto è messa in evidenza la distanza: undici chilometri, che a piedi sono un discreto tragitto. Non meno di due ore di cammino, anche tre o più se il percorso non è pianeggiante e se ci si mette a conversare di cose serie, drammatiche. La giornata era cominciata presto a Gerusalemme, forse più presto del solito, con la notizia portata dalle donne di ritorno dal sepolcro e il successivo sopralluogo di un Pietro perplesso. Una mattinata agitata per tutta la comunità dei discepoli e simpatizzanti del Nazareno. I nostri due lasciano la città largamente in tempo per raggiungere il loro villaggio prima del buio – cautela particolarmente raccomandabile in un momento in cui è meglio non esporsi come (ex) discepoli del Maestro di Galilea. Tutto ciò fa risaltare la portata del cambiamento operato nei loro cuori dall’imprevedibile incontro con Gesù: ripartire per Gerusalemme dopo una giornata stressante come quella, e ormai a notte fonda, è una cosa che non fai se non sei fortemente motivato. Ma «la vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio», concludeva Pietro nella seconda lettura. E hanno gambe infaticabili. Sì, davvero il cammino di fede – tra slanci, sussulti, mazzate, dubbi, squarci di luce – non è un percorso (solo) intellettuale. Lo si fa sulle strade – lunghe, contorte, faticose, notturne, a rischio di imboscate (la parabola del buon samaritano è ambientata più o meno in questi paraggi) – della vita concreta dei singoli, della storia dell’umanità.

Omelia "Fuoritempio" per la III Domenica di Pasqua 
pubblicata su ADISTA Notizie 25/3/2017
Aggiungo la traduzione della pagina evangelica dedicata a Emmaus su cui mi sono basato per il commento di cui sopra.

Luca 24,13-35

Ed ecco, due di loro in quello stesso giorno erano in cammino verso un villaggio distante sessanta stadi da Gerusalemme, di nome Emmaus. Ed essi conversavano tra loro di tutto ciò che era accaduto. E avvenne, nel loro conversare e discutere, che Gesù stesso, avvicinatosi, camminava-con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: “Che parole sono, queste che vi scambiate camminando?”. E si fermarono tristi. Rispondendo allora uno di nome Cleopa, gli disse: “Sei il solo pellegrino a Gerusalemme a non sapere le cose che vi sono accadute in questi giorni?”. E disse loro: “Che cosa?”.
Gli dissero allora: “Quel che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come poi lo hanno consegnato i capi dei sacerdoti e le nostre autorità per la condanna a morte e l’hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, è il terzo giorno da cui queste cose sono accadute. Ma alcune donne fra noi ci hanno sconvolti; essendo state al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali dicono che egli è vivo. E sono andati alcuni dei nostri al sepolcro e hanno trovato così come le donne avevano detto, ma lui non l’hanno visto”. Ed egli disse loro: “O insipienti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti. Non bisognava che il Cristo patisse queste cose per entrare nella sua gloria?”. E principiando da Mosè e da tutti i profeti interpretò loro in tutte le Scritture le cose riguardo a lui.
E si avvicinarono al villaggio dove andavano, ed egli fece come per andare più lontano. E lo forzarono dicendo: “Rimani con noi, perché ormai è sera ed è già declinato il giorno”. Ed entrò per rimanere con loro. E avvenne che, reclinato (a mensa) con loro, preso il pane, recitò la benedizione e, spezzatolo, lo diede loro.
Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero; ed egli divenne invisibile a loro. E dissero l’un l’altro: “Non era il cuore ardente in noi quando ci parlava lungo la via, quando ci apriva le Scritture?”. E alzatisi nella stessa ora, ritornarono a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli undici e quelli con loro, i quali dicevano: “Davvero si è risvegliato il Signore ed è apparso a Simone”. Ed essi narravano le cose (accadute) lungo la via e come era stato riconosciuto nello spezzare il pane.
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