Maledetto cronometro

Africa a cronometro

Egisto Corradi, “Africa a cronometro”, Corbaccio, 2015 (a cura di Paolo Dal Chiele e Paolo Giusti)

Prima delle indipendenze, l’Africa somigliava a un immenso circuito di rally. A bordo di improbabili auto da corsa, centinaia di piloti europei attraversavano deserti e foreste, raccontando con toni epici la scoperta di un continente pieno di insidie e di sorprese. Un libro fa rivivere quelle avventure

«Strada maestra d’Africa, dal Mediterraneo a Città del Capo, quanto sei lunga. E quanto scomoda, quanto ferocemente scomoda. Ci sono certamente nostri amici in Italia che, magari in questo stesso momento, stanno invidiandoci il nostro viaggio d’Africa. Ma in che consiste, in fondo, questo nostro viaggiare?». Così scrive da Fort-Archambault, l’odierna Sarh in Ciad, Egisto Corradi il 24 gennaio 1951. L’inviato del Corriere della Sera è nell’equipaggio della Lancia Beta Croce del Sud – un pulmino da 19 posti adattato alla grande avventura – in corsa nel rally La Méditerranée-Le Cap partito da Algeri un mese prima e che, dopo 15.000 chilometri di sabbie e fango, taglierà il traguardo il 23 febbraio, secondo nella sua categoria. Il Lancia Beta riporterà, assieme al veicolo gemello (il Climene, primo classificato), il “Trofeo per il miglior veicolo africano”.

Egisto Corradi non era giornalista sportivo. Anche quando si occupa di faccende di motori, il suo interesse pare calamitato soprattutto dal paesaggio naturale e specialmente da quello umano, tanto degli africani quanto di quella particolare fauna che erano i bianchi in quello scorcio tardo-coloniale, dove modi di fare e moralità gli appaiono non di rado bizzarri.

Tralasciate le imprese sportive, Corradi diverrà uno dei nomi di punta del Corriere, specialmente come inviato di guerra, prima di partecipare alla fondazione del Giornale di Indro Montanelli. E in Africa ci tornerà. In quel Congo allora belga che aveva dovuto attraversare di volata («Dover sempre filar via come dannati», rimpiangeva), ma questa volta – è il 1964 – per testimoniarvi, a rischio della pelle, l’acme della crisi della rivolta mulelista.

Quei temerari…

Se il rally del 1951 fu una grande avventura, non si creda però di dover aspettare la Paris-Dakar o il Camel Trophy per tornare a veder sfrecciare su e giù per il continente quei temerari sulle loro macchine ansimanti. La Méditerranée-Le Cap conobbe altre quattro edizioni a cadenza biennale, finché le turbolenze della nuova Africa non sconsiglieranno di ripeterla. Nel frattempo altre sfide motoristiche avevano già solcato il continente, e continuavano a farlo. Come la Algeri-Città del Capo-Algeri. Ed è sulla via del ritorno che una Fiat Campagnola batte ogni record su quella distanza: 11 giorni, 4 ore e 54 minuti.

Queste epiche avventure e i loro protagonisti rivivono oggi grazie ai resoconti dei rally, ripubblicati da Corbaccio e raccolti nel volume Africa a cronometro. Cronaca della «Mille Miglia Nera» (2015, pp. 304, € 25,00). Avvincente.
Il sito, ricco di documenti, è un vero valore aggiunto al libro: www.africaacronometro.it.

pubblicato su AFRICA 5/2016
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